L’unico spettro

Se sentite qualcosa intorno è lui.

Uno spettro si aggira nei consigli di amministrazione, negli studi d’ingegneria, alle presentazioni dell’ultimo modello di smartphone, nelle redazioni editoriali, in camere d’albergo prenotate con carte di credito anonimizzate, in mille comandi strategici, nelle maratone, nelle cucine dei ristoranti stellati, tra gli amici nelle riviste letterarie e nei blog sul senso della Fine, nei reparti mutui delle banche in cui giovani coppie hanno deciso finalmente di entrare per sentire, tra gli ultimi strati di significato degli articoli sullo stato degli affari internazionali che lanciano messaggi come in codice da un continente all’altro, nei comitati per l’ordine pubblico e in ogni associazione di cittadini come di anarchici, ogni buca nell’asfalto che non viene riempita, nei laboratori di biotecnologie e nelle facoltà di agraria, tra vigneti secolari francesi come nei campi di miglio del Sudan, nell’intervista tra un vecchio di potere e una donna pestata e quasi uccisa, nelle asimmetrie che finalmente diventano possibili, dopo ogni sciopero e ogni manifestazione pacifica, la paura di rimanere indietro nella vita che diventa terrore cosmico, quelle fatture in scadenza pagate calcolando il giorno del rientro, nelle aree commenti degli articoli a tema immigrazione come nelle chat dei migranti, il giardino pubblico e la sua erba alta, sopra l’input e l’output di qualsiasi black box, la spesa pagata al discount con una tessera gialla, nella capacità di lettura di un testo, nella guerra dei dazi di oggi e la capacità portante dell’ambiente nei prossimi 100 anni, mentre tutte le strategie prevedono un possibile effetto genocida e la gabbia della tattica, una nebbia di guerra sulle previsioni neanche quinquennali, il credito offerto senza interessi, una borsa grigia abbandonata in metropolitana, una catena di ritardi in aeroporto, milioni di studenti scioperano e decine a Palermo fanno un gioco che prevede pestaggi, nella pasta che si scioglie nell’acqua bollente, nel sistema avanzato di riduzione dei tempi di giacenza in deposito i libri arrivano in 24 ore mentre scale mobili e valvole di pressione di raffinerie possono essere riparate in mesi e anni, nel crollo del valore di un’automobile nuova appena uscita dalla concessionaria, negli uffici denunce, i SUV in pieno Antropocene, gli oggetti da eternamente portare in cantina, nelle città altrimenti vuote e nei deserti e fondali diventati cimiteri, nelle aule di tribunale, si insinua nell’assenza di una Teoria del tutto, i libri comprati e non letti, nei pronto soccorso, tra la prima manifestazione e dopo una sommossa repressa, nell’aprire un pub come nel miliardo di dollari per progetto di prospecting minerario, il tempo da oggi alla fine del motore diesel, negli attacchi all’arma bianca contro uomini in divisa e nei pugni a sconosciute nei corridoio di sera, in tutta la fiction che abbia qualche senso.
Lo spettro del Collasso anima azioni e blocchi, impedisce e scatena le guerre, tiene in vita regimi e fiacca la vita politica democratica. Non è lo spettro del capitalismo ma i fantasmi della Guerra fredda partecipano al suo coro. La casa della polvere di Gilgameš senza poesia. La sinfonia della fine evasiva sui nuovi inizi e il romanzo apocalittico che non regge nei capitoli finali o è vago sull’inizio. Un conto alla rovescia sulla resa di proteine, nel ciclo della fotosintesi, verso la fine dell’era dell’oro climatica, un processo stocastico sulla resilenza del materiale sociale. Un procedurale senza protocollo se non narrativo.

Tutto non crolla ma il centro non vuole reggere.
Racconta che non c’è più grano in Egitto per il disperato Re Ittita, che il sistema non può fare un passo falso e non può rimanere fermo. Potente se lo si ignora, potente se si prova a scacciarlo. Per scacciarlo vuole un compimento. Offende e rinforza il principio di realtà. Come una musica, sappiamo i suoi movimenti ma non conosciamo la sequenza di note.

Entropia, fato delle forme, decay sono i cugini eleganti del macellaio.
Dopo la storia dei pagliacci c’è quella dei fantasmi anche se in realtà è sempre e solo lui.

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