#2 Scienziate, filosofe e studiose dell’Antropocene e le loro opere

Isabelle Stengers, Au temps des catastrophes. Résister à la barbarie qui vient

 La Découverte, 2009

Abstract:

Abbiamo cambiato i tempi: considerare l’eventualità di uno sconvolgimento globale del clima è fondamentale. L’inquinamento, l’avvelenamento da pesticidi, l’esaurimento delle risorse, il prosciugamento delle falde acquifere, le crescenti disuguaglianze sociali non sono più problemi che possono essere affrontati isolatamente. Il riscaldamento globale ha effetti a cascata sugli esseri viventi, sugli oceani, sull’atmosfera, sul suolo. Non è un “brutto momento che deve passare” prima che tutto ritorni “normale”.
I nostri leader non sono in grado di prendere atto della situazione. La guerra economica richiede che la nostra modalità di crescita, irresponsabile, persino criminale, debba essere mantenuta a tutti i costi. Non è un caso che il disastro di New Orleans ci ha colpito profondamente: la risposta che è stata data – l’abbandono dei poveri mentre i ricchi si sono rifugiati – appare come un simbolo di barbarie in arrivo, quello di una New Orleans su scala planetaria.
Ma denunciare non è abbastanza. Si tratta di imparare a rompere il sentimento di impotenza che ci minaccia, a sperimentare ciò che la capacità di resistere alle espropriazioni e alla distruzione del capitalismo richiede.

Un brano del saggio:

Viviamo in tempi strani, un po’ come se fossimo sospesi tra due storie che parlano entrambe di un mondo diventato “globale”: quello che conosciamo, costituito dalla grande competizione mondiale e dalla crescita rapidissima; sembra tutto molto chiaro ma, riflettendoci, c’è  una notevole confusione sulle sue conseguenze. Poi c’è l’altro, quello oscuro , incomprensibile, che sta rispondendo, nei fatti, a ciò che sta accadendo.

Nota biografica:

Isabelle Stengers, PhD in filosofia, insegna alla Libera Università di Bruxelles. È autrice di numerosi libri di storia e filosofia della scienza, tra cui Discovery, The Invention of Modern Science (1993) e Science and Power (1997, 2002). Ha ricevuto il gran premio di filosofia dell’Accademia di Francia nel 1993.

Elizabeth  Kolbert, La sesta estinzione. Una storia innaturale

Neri Pozza, 2014 

Abstract:

La storia narrata in queste pagine comincia circa duecentomila anni fa quando, in una ristretta porzione dell’Africa orientale, compare una nuova specie animale. È una specie non dotata di grande forza e neanche di alti tassi di fertilità. Tuttavia, i suoi membri attraversano fiumi, altopiani, catene montuose, cacciando altri mammiferi. Arrivano in Europa, si mescolano con creature simili a loro e le sterminano. Incrociano il cammino di altri animali fisicamente più forti ma incapaci di riprodursi con rapidità – enormi felini, orsi giganteschi, tartarughe grosse come elefanti – e li spazzano via. Attraversano i mari, raggiungono isole abitate da creature abituate all’isolamento totale e ne determinano la sparizione. Grazie poi a molteplici fattori, si riproducono con una frequenza così impressionante che la vita del pianeta risulta profondamente alterata: intere foreste vengono abbattute, numerosi organismi vengono trasportati da un continente a un altro. Scoprono, infine, riserve sotterranee di energia, modificando così profondamente la composizione dell’atmosfera e, con essa, gli equilibri climatici e chimici degli oceani, che numerose specie animali e vegetali sono costrette a emigrare verso i poli e numerose altre si ritrovano abbandonate nel deserto. La specie che ha alterato in tal modo la vita del pianeta si è autonominata, a un certo punto della sua storia, «specie dell’homo sapiens» e, tra le catastrofi da essa causate, cinque sono state così grandi da meritare il nome di Big Five. Con il termine Big Five ci si riferisce alle cinque grandi estinzioni di massa che hanno interessato il nostro pianeta. La più lontana risale alla fine dell’Ordoviciano (450 milioni di anni fa), fu causata da una glaciazione e si è stimato che sterminò all’incirca l’85% delle specie marine. Una seconda grande estinzione colpì la Terra nel tardo Devoniano, ma quella più devastante – la madre di tutte le estinzioni, nota anche come “la grande moria” – si verificò alla fine del Permiano (250 milioni di anni fa), ed anche qui le cause sono ascrivibili al cambiamento climatico. Ultime in ordine di tempo l’estinzione del tardo Triassico e, la più recente (65 milioni di anni fa), alla fine del Cretaceo (con l’asteroide che spazzò via, oltre ai dinosauri, anche mosasauri, plesiosauri, pterosauri e ammoniti). Questo libro ripercorre la storia dei Big Five  per gettare luce su un altro allarmante evento che gli esseri umani stanno producendo: è  presto per dire se è comparabile, per forza e portata, ai Big Five, ma è in corso ed è noto col nome di Sesta Estinzione.

Un terzo di tutti i pesci che vivono nella barriera corallina, un terzo di tutti i molluschi di acqua dolce, un terzo degli squali e delle razze, un quarto di tutti i mammiferi, un quinto di tutti i rettili e un sesto di tutti gli uccelli si stanno dirigendo verso la fine…

Nota biografica:

Elizabeth  Kolbert è una giornalista e scrittrice americana. Attualmente scrive per il The New Yorker. Con La sesta estinzione. Una storia innaturale, ha vinto il premio Pulitzer 2015, categoria Nonfiction.

Kristin Ross, Communal Luxury. The Political Imaginary of the Paris Commune

 Verso, 2015

Abstract:

Questo saggio sul pensiero e sulla cultura dell’insurrezione comunale del 1871 ben si accorda con le motivazioni e le azioni della protesta contemporanea, che ha trovato la sua più potente espressione nella bonifica dello spazio pubblico. Le preoccupazioni odierne: internazionalismo, educazione, futuro del lavoro, stato dell’arte, teoria ecologica e quadro pratico e la informano sulla sua attenta ricerca delle parole e delle azioni dei singoli Comuni. L’opera mira ad analizzare quell’evento  che, con i suoi effetti centrifughi, fece rivivere agli operai di Parigi, che sono diventati rivoluzionari, il significato attribuito alla loro lotta e l’elaborazione e la continuazione del loro pensiero negli incontri che sono emersi tra i sopravvissuti dell’insurrezione e i sostenitori come Marx , Kropotkin e William Morris. La Comune di Parigi era un laboratorio di invenzione politica, importante semplicemente e soprattutto perché, come ricorda Marx, la sua “esistenza lavorativa”.

Alcuni brani tratti dal saggio:

Più importante di qualsiasi legge che i Comunardi fossero in grado di emanare era semplicemente il modo in cui i loro lavori quotidiani invertivano gerarchie e divisioni radicate – prima di tutto tra lavoro manuale e lavoro artistico o intellettuale. Il mondo è diviso tra quelli che possono e quelli che non possono permettersi il lusso di giocare con parole e immagini. Quando quella divisione viene superata, com’era sotto il Comune, o come viene trasmessa nella frase “lusso comunale”, ciò che conta più di qualsiasi immagine trasmessa, leggi approvate o istituzioni fondate sono le capacità messe in moto. Non è necessario iniziare dall’inizio: è possibile iniziare ovunque.

Cosa rappresenta la prosperità? Cos’è la ricchezza? Perché esista la solidarietà con la natura, piuttosto che interessi puramente mercantili, deve avvenire una trasformazione di valori che è essa stessa fondata su una completa trasformazione dell’ordine sociale: l’abolizione della proprietà privata e dello stato. La natura non sarebbe quindi solo una forza produttiva o una scorta di risorse, ma valutata come fine a se stessa. La sostenibilità ambientale non è un problema tecnico ma una questione di ciò che la società apprezza, ciò che considera ricchezza.

Nota biografica:

Kristin Ross è professore di letteratura comparata alla New York University. È autrice di numerosi libri, tra cui Fast Cars, Clean Bodies: Decolonization and the Reordering of French Culture and May ’68 and its Afterlive

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