Chi entra nel Bunker del Romanzo dell’Antropocene

Sembra che una giovane donna svedese abbia capito meglio di Agamben cosa comporta, passo dopo passo, sistema funzionale che collassa dopo l’altro, quanti ponti ricostruire prima di abbandonare una regione, il vivere immersi nella catastrofe che sarà tra poco il mondo fuori dalla pace climatica dell’Olocene.

Per molti infatti, con buone o terrificanti intenzioni che sia, è difficile adattarsi al macroscenario culturale dell’Antropocene. All’improvviso, per chi non è preparato, ci si trova con strumenti culturali inutili, incapaci, terribilmente consumati nell’utilizzo futile. La perdita di valore di certi pseudo saperi, di norma politici, poetici, estetici, è stata devastante ma rientra nello schema del collasso: molto valore e riconoscimento è stato dato velocemente ma ancora più velocemente è arrivato il collasso. Invece di riproporre millenarismo serviva guardare la curva di Seneca.

Per quanto bene intenzionati i vecchi padri adesso davvero non hanno nulla da dire, spiegare, in una patetica e non tragica inutilità. Questo perché il tragico è tornato potente ed è collettivo, globale, da agente del Caos e riguarda corpi, risorse, fiction, test della realtà, batte su ogni azione passata e ogni passo nel futuro. Lo abbiamo già detto: il gergo della politica e della religione non serve a niente. Abbiamo questioni importanti da svolgere, rischiose, nuovi trigger warning da premere adesso che ancora si può, adesso che sempre più persone stanno vedendo e vivendo cosa vuole dire Antropocene. Vivendo ogni giorno quando vanno a fare la spesa, in macchina, in attesa dei mezzi pubblici, mentre valutano la pericolosità di un aeroporto o di una destinazione per le vacanze.

C’è una colpa nell’essere civiltà tecnologica? Avremmo potuto fare altro? La colonizzazione e la violenta eteronomia delle civiltà asiatiche, che avrebbe rallentato l’emersione come economia moderna e ad alto tasso di consumo energetico, è stato infine un bene nell’aver ritardato la crisi climatica? L’olocausto ameridio che ha raffreddato il pianeta? Nella globalizzazione che finisce – il senso intrinseco del post-esotismo, qual è il senso della finzione di un confine? Intere regioni e continenti diventeranno gulag climatici, altre ecofortezze? Chi è dentro e chi fuori -davvero-? Cixin Liu ci spiega perché un milione di Uiguri sono rinchiusi in campi di ricondizionamento e internamento e perché invece la letteratura è cieca e muta? È, come dice Acemoğlu, un singolo uomo, onesto, che pensa alla collettività e che questo pensiero sia una valore superiore, a fare la differenza tra Zimbabwe e Botswana? Cosa c’è davvero là fuori? Fino a dove il contratto sociale tra Stato e cittadini è invalido, futili, caduco, fallito nel manifesto di Extiction rebellion?

Insieme ai background inutili del metafisico, del religioso, dell’egotico, del letterario ma borghese ci sono poi i predatori.

Sono i piccoli risentiti, gli incompresi della letteratura, i profondamente stupidi -ma scrivono libri- che dicono di essere contro il politicamente corretto e il loro pensiero oppresso, per ora. Questo è il bacino tipico da cui le variazioni nello spettro del protocollo fascista arruola.

Sappiamo che immaginario e scrittura creativa sono come state privatizzate, gli editoriali irreggimentati.

Lo scrittore contro il sistema incapace di dire quale, il poeta del capitalismo senza capitali, lo scrittorino frustrato di destra, la brava razzistella inconsapevole vogliono, come al solito un’occasione, ulteriore. In ogni crepa del sistema, sia esso editoriale che culturale, vedono possibilità. Questi tipi umani non sono buoni compagni nel Bunker. Hanno tutti i difetti del pretino e dello scrittorino e in più sperano nella catastrofe proprio come i fascisti e i nazisti sperano nell’apocalisse climatica per prendere il controllo delle istituzioni, chiudere le frontiere, raccontare un nuovo è necessario per riavviare i loro programmi eliminazionisti. Lo sappiamo che da certi mezzi colti, adesso innocui e al massimo fastidiosi, vengono gli Heydrich.

Sappiamo chi siete e conosciamo i vostri sogni neri e le vostre agende personali.

Non possiamo discutere e svolgere le domande rilevanti dell’Antropocene, andare a fondo sulle questioni rilevanti di specie, di immaginario per la nuova, imprevedibile perché inedita, dell’uomo e il clima e i rispettivi feedback, con questa gente. Sono quelli che vogliono i petardi in una folla nel panico. Sono un nemico, culturale, nelle strade. Aspettano il momento peggiore di ogni comunità per profittare, predare. Vogliono sostituirsi al capoufficio, al redattore, a quello che ce l’ha fatta ma l’ufficio è pericolante, il redattore non ha idee, un certo successo è solo negli occhi infantili di chi guarda.

Elaboriamo nel bunker strategie e storie in cui ci sia spazio per tutti, ogni testa e due braccia sono preziose nel futuro degli effetti non lineari, nella nebbia di guerra dell’imprevedibilità climatica.

Ogni storia deve essere epica e cosmogonica oppure accettare di essere frivola, transeunte, incapace di parlare figuriamoci di bestemmiare il mondo.

Non ci sono abbastanza beans, bulletts and bandages per quello che sta per arrivare. Bisogna ricostruire la fortezza narrativa interiore.

Fiction is action.

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