Sui mostri biblici e altre esternalizzazioni

La Grande estinzione non è mica una rivista. È davvero un blog e i blog non dovrebbero scimmiottare le riviste che scimmiottano altro di altre epoche. Le robe più avanzate e interessanti che si possono trovare sono blog. Spesso Taleb sembrava semplicemente sbroccare su Medium, così a volte sono anche i pezzi di Nick Land. Serve comunque un ordine di qualche tipo, uno certamente non editoriale. Boucher non scriverà mai qua, Da Shi vorrebbe scrivere come un qualunque autore de The Atlantic ma è pazzo e pure Meschiari ha quasi smesso perché troppo impegnato a cospirare. Ricordiamo che, come dicono i spesso saggi del Comitato Invisibile, cospirano i potenti come i senza potere. Meschiari è ormai potente, l’uomo del momento dicono anche quelli e quelle che non hanno perso per strade infami il loro. Serve un ordine ma al massimo ne arriva uno fluido. C’è il Nuovo Leviatano, uscito per quelli che non sanno memare ma sanno scegliere i saggi ovvero quelli di Treccani. Adesso mi interessa il Behemoth climatico.

L’animale ha già qualche caratteristica, nella bibbia a controllare Wikipedia questo è il Behemoth, non tanto una creatura elditrica degli abissi ma una bestia della terra, una goffa forse, stupida, composta da animali conosciuti o forse per nulla chimerica ma imbattibile. Secondo Mann & Wainwright è la Bestia che nega il riscaldamento climatico o la spinta antropica del cambiamento climatico, quella che la Terra è il giardino di dio non “il pianeta alieno”. Il Behemoth climatico sembra proprio gli States di Trump, sono davvero l’America sia ne il Crollo della Civiltà occidentale di Naomi Oreskes e Erik M. Conway che in Qualcosa là fuori di Bruno Arpaia. Un Behemoth ma non climatico sono sempre gli Stati Uniti anche in The Transhumanist Wager di Zoltan Istvan.

Risultati immagini per il nuovo leviatano

Funzione del Behemoth è quella di venire distrutto, almeno in narrativa, il crollo impossibile della potenza imbattibile. Trump sembra rispondere a un’evocazione degli scrittori e delle scrittrici ma sembra anche un imperatore Ming, quell’imperatore Ming, che vietò le esplorazioni navali dopo la Spedizione di Zheng He, l’imperatore, e male non fa continuare a ripetere impero impero impero, che perse literally la nave per la scoperta delle Americhe. Va letta, come per caso, la storia del Haijin, uno delle tante else taglienti per gestire la complessità, uno dei momenti per cui si finisce in una pagina del Jared Diamond capace ovvero quello di Collasso o nel libretto dei soggetti ucronici di Buchner o di Turtledove. Si dovrebbe discutere di Trump, gli evangelici che lo appoggiano, l’industria del carbone e tante altre chiacchiere inutili perché di un rumore petulante e noioso. Tempo e risorse per il muro al confine con il Messico che è una follia a meno di non pensare al Behemoth climatico che non può non essere immenso, potente, resistente e creare alterità con il fuori e ordine all’interno. L’osservatore dal Behemoth guarda le colonne di rifugiati dal Guatemala, donne e bambini e giovani che scappano come da uno stato fallito, guardano gli scontri armati tra i narcos e le varie forze dell’ordine statuale e vedono la prossima anarchia, la fine del monopolio della forza e del sedentarismo (è spagnolo). Ancora: il Behemoth è imperiale ma non romano, è Bisanzio. Dopo Kaplan, qualcosa della stessa parrocchia quasi ovvero La Grande strategia dell’Impero Bizantino di Luttwak. L’Impero del Behemoth può sopravvivere e reggere sfide della complessità e degli svantaggi strategici della geografia -l’intero pianeta post-Olocene, soggetto agli effetti non lineari del riscaldamento globale, è un posto svantaggiato- ma ad alcune condizioni. Rinunciare a territori difficilmente difendibili, aumentare la coesione etnica/ideologica/religiosa, provvedere alle difese murarie nell’erigerne altri, nella manutenzione di quelli antichi o esistenti. Così il mostro non è altro che una versione terrestre dell’armed lifeboat. L’attenzione al “titolo di cittadinanza”, alla rinnovata immissione di forza, senso e acciaio alla fiction dei confini, una che era sparita per le merci e che quindi era sempre più difficile sostenere per gli esseri umani, non rientra se non in questo schema. I potenti e i ricchi sanno o hanno deciso, è operativamente la stessa cosa nel processo della profezia autoavverante, che gli effetti del riscaldamento globale non verranno mitigati. Si arriverà a +4 gradi e oltre le parti per milione di C02 che scateneranno i demoni alieni atmosferici di altre ere geologiche, per un pianeta diverso, con coste differenti e linee del grano più alte. Controllo elettronico di massa all’interno, confini armati e fortificati, automatizzati perché adesso il peso morale dello sterminio può essere esternalizzato, all’esterno nella fine della solidarietà umana. Fine del commercio internazionale, economia di sopravvivenza e altre storie che si trovano nei romanzi pre-apocalittici. Come il Behemoth climatico emergerà come soluzione di sopravvivenza proprio mentre c’è una sorta di esplosione/espansione del senso del diritto umano farà parte del tragico nell’Antropocene.

Risultati immagini per il crollo della società occidentale

Questo però è tutto previsto e prevedibile. Fa parte del vivere in un’atmosfera che si riscalda l’emersione di animali nuovi. Sono strani riti: evocazione ed esorcismo usano le stesse parole. C’è sempre questa specie di ombra di guerra su quello che può succedere al mondo una volta che il metano intrappolato sotto il permafrost dovesse liberarsi e in una grande eruzione di dimensioni continentali senza alcuna vera grande esplosione. Sono i +10 gradi, qualcosa dell’inferno sulla Terra. Cosa del Behemoth come del Mao di Climate Leviathan potrebbe sopravvivere allo stato attuale del nostro immaginario da Olocene è difficile. Non sappiamo cosa ma sappiamo come chiamarlo: demoni. L’inferno sulla terra, i demoni nel mondo, il pianeta alieno nella fine della pace climatica. A questo livello di global warming, previsto, citato, posto come lontano dopo il 2100 anche se è strano che invece i tipping point siano tutti stati previsti sempre più, ogni anno, ogni saggio importante, ogni paper serio e indiscutibile, sempre più vicini al 2030 ovvero il tempo in cui ancora si devono pagare i mutui, le assicurazioni sulla vita, si tirano fuori i soldi per l’università dei figli. Pochi anni per fermare il riscaldamento globale ma questa è una discussione che tira fuori i mostri dell’Antico testamento per almeno provare a suggerire la portata delle questioni e si parla di demoni e come ho detto, io ma sicuramente anche Machno Buchner è d’accordo, evocazione ed esorcismo, banning come il Sea Ban dei Ming, usano le stesse parole. Per fermare il global warming, dopo un po’, quando ha selezionato i sistemi statuali e le società in una forma di darwinismo finale, preparatori della nuova epoca, quando già miliardi di persone saranno a rischio di morire e culture a rischio d’estinzione, le stesse che sono già state estinte magari da quelle spietate invasioni aliene che qualcuno chiama colonizzazioni, e ci saranno più stati falliti e anarchia che poliziotti e ospedali in Occidente come in ogni Levante, ecco che arriva l’intuizione nelle stesse parole: fermare i demoni in arrivo, i veri Cigni neri catastrofici e non i piccoli cigni grigi dai sistemi complessi umani. Fermare l’inferno in arrivo con un global cooling potrebbe essere l’unica musica nel Behemoth come negli altri.

Quanti esperimenti di geoingegneria dovranno fallire nei film e poi IRL nei prossimi decenni prima di tornare alla forza bruta, a qualcosa che conosciamo, all’asimmetria su cui abbiamo investito miliardi e decenni di studi e controlli.

Ogni saggio sul clima scritto da scienziati, giornalisti capaci e informati, trattiene sempre il senso dell’inferno sulla terra in arrivo. Sopra ognuno di questi libri c’è The Road.

Dobbiamo discutere con Kulesko, Marco Piazza e Buchner presto.

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