La lista -libri, libri, libri- di Natale 2019

Era uno degli ultimi natali nell’Italia dei +2.5 gradi, dei sistemi stradali che collassano, della fiction del denaro e del progresso che si infrange sull’entità della finanziaria e i tassi negativi sui depositi in conto corrente, dei riscaldamenti accesi tardissimo nei comodi salotti borghesi della nonna nel senso che è lei che li pagò nel 1974 e quindi è giusto che l’arredamento della cara nonna ispiri di più il senso italiano della lingua, del romanzo, l’ordine delle porcellane letterarie, delle belle lettere e la voglia di una vita tranquilla ma piena di vicende amorose tra soggetti tagliati fuori dalle carriere, dalle sfide, dai temi rilevanti, dai luoghi in cui si inventa e testa il futuro, dal romanzo dell’Antropocene con la musica del Collasso tutta intorno.

Qua a La Grande estinzione, che sta diventando un bar nella giungla in cui tutti arrivano e prendono password e buttano giù roba, si fremeva nell’attesa degli ultimi due scenari futuri per TINA. Sì, ne mancano due soltanto e poi chiuderemo la lista autrici e autori, mandiamo le liberatorie, cominciamo a preparare la cornice ai microromanzi e un estratto di 30 cartelle per gli editori che si sono dimostrati interessati. Gli altri editori invece non sono per nulla interessati se non a provare a copiare il format e questo va bene, è giusto, ci speravamo. Vogliamo che questi editoriali tornino al senso del narrativo: è un virus, non qualcosa al posto di una cravatta di Hermes posizionale. Virus come il DNA, non parassiti che rosicchiano trovate altrui in una profezia autoinfamante sulla classe creativa che in realtà è composta dai nipoti della nonna sopra citata in ogni caso…

… in questa attesa una crisi ci ha colto. Perché il mondo non ci segue davvero? Un qualche virus marxista ci ha colpito e abbiamo cominciato a pensare che forse è la nostra teoria a non essere abbastanza approfondita ed elaborata ed è per questo che la realtà editoriale non si adatta all’evidente, continuo, ovunque presente, immaginario del romanzo dell’Antropocene. Forse siamo troppo poco accomodanti con il romanzo delle cornicchia? Perché questi tipi e tipe, che non vendono eppure tornano regolarmente almeno nella fuffosfera libresca, propongono sempre gli stessi temi, triti e ritriti, l’usato garantito editoriale, stranded assets certificati come flop intellettuali e commerciali? Non parliamo abbastanza ai sentimenti dei lettori, la nostalgia, il bisogno di essere capiti e di riconoscersi nel mediocre e nel minuto, istinto di sopravvivenza di specie a parte? O non usiamo abbastanza la parola distopico che piace tanto a tutti ed è un po’ come il sale anche sul letterario ma marcio? Bisogna fare finta che il recinto del letterario sia ancora ampio e largo, in cui pure la fuffetta va bene, benedetta da stanchi e pigri direttori editoriali? Perché le interviste a Ligotti, pubblicate da il Saggiatore, sono di una noia mortale tranne quando dice che vorrebbe vedere l’apocalisse da fine del petrolio? Dobbiamo forse diventare mainstream, praticare il mainstream prima di diventarlo, entrare in quel flusso principale che sembra così interessato alle storielle da salotto e al disagio metropolitano mentre letteralmente il mondo è in fiamme e il reale è invaso dalla fiction? Non abbiamo risposto a queste domande ma per ingannare il tempo ecco la lista dei consigli (+ commenti) per i regali di Natale de La Grande estinzione.

Scavare di Giovanni Bitetto. Italo Svevo, 16 euro

Pur di non scrivere il romanzo dell’Antropocene, che ancora non garantisce scalate ai vertici editoriali, i giovani autori bravi come Giovanni Bitetto si lanciano su un brillante romanzo filosofico, un dialogo che sembra una resa dei conti tutta italiana tra le sue culture dominanti e morenti. Questo Scavare di Bitetto è un nemico serio del romanzo dell’Antropocene perché fa credere che ci siano altre strade a quella noiosa e puzzolente del romanzo borghese contemporaneo. Bisogna quindi leggerlo e attaccarlo.

Il nuovo leviatano. Una filosofia politica del cambiamento climatico di Joel Wainwright e Geoff Mann. Treccani libri, 22 euro

Dopo l’Evento Antropocene di Bonneuil & Fressoz questo è un altro diciamo testo fondamentale. La prima parte è un viaggio per il lettore, uno pieno di complessità, concetti di rischio, infografiche che vi aiuteranno a capire battute su Nick Land e meme apocalittici, una vera e profonda immersione nelle coordinate del vivere -e pensare- nell’Antropocene. Il resto del libro è abbastanza dimenticabile ma è validissimo come esempio del crollo dell’utilità intellettuale del pensiero politico della pace climatica che è finita. Potete leggere questo oppure seguire il consiglio degli autori del saggio e leggere un’opera ibrida tra saggio, cronaca degli affari climatici, speculative fiction della catastrofe climatica come questo.

Dead Astronauts di Jeff VanderMeer. MDC, 25 euro e qualcosa.

Dead Astronauts: A Novel (English Edition) di [VanderMeer, Jeff]

Il seguito ma in realtà il prequel di Borne. Questa è la storia dei tre scheletri in tute da rischio biologico che vengono trovati da Borne e con cui il nostro eroe non umano arreda il suo appartamento a Balcony Cliff. Stiamo leggendo e sembra il romanzo più poetico, più sperimentale, in cui i protagonisti sono animali, paesaggi, prodotti biotech, rovine, futuri interrotti, assassini e mercenari della Compagnia tutto insieme quindi un gran bel casino cangiante, complesso, roba che in Italia sarebbe non pubblicabile ma lì ok.

La grande estinzione di Matteo Meschiari. Armillaria, 10 euro.

Un altro pezzo del mosaico. Breve, veloce, scorrevole, spietato come le cure per non morire e le tecniche per prepararsi all’impatto. È già andato due volte in ristampa ma appunto solo gli scrittorini gridano alla ristampa. Più un libretto d’istruzioni per la sopravvivenza e il risveglio cognitivo dalla grande cecità che un pamphlet, strumento in cui Meschiari eccelle e con cui è diventato famoso. Io l’ho comprato. Fate voi.

Ballardismo applicato di Simon Sellars. Nero, 20 euro.

Il romanzo più importante dell’anno, un capolavoro della theory fiction, un libro che si legge in mesi, un capitolo -breve- al giorno sul senso del mondo ballardiano ovvero tutto, come l’opera letteraria quando è tale diventa profezia invasiva dello Spazio interiore e del Presente continuo. Un antidoto alla fuffa letteraria italiana e agli immaginari dell’ottimismo ingenuo del borghese che non lo sarà.

In territorio selvaggio di Laura Pugno. Nottetempo, 10 euro.

In territorio selvaggio (Gransassi) di [Laura Pugno]

Non so cosa è, lo consiglia Meschiari su Neogeografia, sembra un’opera sulla natura nel senso di svelamento cosmogonico, proprio la roba che serve per buttar via la grande cecità o risolvere il panico sotterraneo dello struzzo sotto la sabbia sempre più rovente e affollata. Già ordinato.

Hannah versus l’albero di Leland De la Durantaye. Codice, 14 euro.

Un gioiello di scrittura, un flusso di eventi normali alla luce dell’Antropocene, qualcosa della formazione di una giovane proveniente da una famiglia potente e antica ma che adesso ha generazioni e storia e questi sono gravi e pesi da risolvere. Simboli, divinità superne, alberi ancestrali, racconti di colonizzatori mentre il sangue dei colonizzati non vuole davvero asciugarsi. Una novella capolavoro dell’Antropocene.

La città dell’Orca di Sam J. Miller. Zona 42, 16,90 euro.

Qualcuno, e potrebbe avere ragione, dice che la fantascienza è il cugino boomer del romanzo dell’Antropocene. Miller non ha tempo per fare battute ma tira fuori un romanzo con un’arcologia in mezzo all’oceano, dove la tecnologia sembra aver promesso e poi garantito la sopravvivenza ai suoi abitanti in un mondo devastato dalle guerre climatiche e da eventi non lineari. Poi arriva un’Orcamante ed ecco che l’unico rischio, insieme alla salvezza possibile, è una crisi, una catastrofe e una cosmogonia.

How to accelerate. Introduzione all’accelerazionismo di Tiziano Cancelli. Tlon, 13 euro

Non importa se Bounneil e Meschiari vogliono abbandonare il termine Antropocene o se l’accelerazionismo è superato, entrambi i concetti sono tool essenziali di pensiero, si svolgono di fronte al lettore come al passante, a chi lavora e a chi ne cerca uno. Questa introduzione di Cancelli arriva tardi per il mondo ma in tempo per il pubblico italiano.

Canto di D’Arco di Antonio Moresco. SEM, 24 euro.

Moresco smette di fare il filosofo e lo scrittore strambo italiano e costruisce un onda -nera-inarrestabile di sparatorie, assassini, assalti, amori non pensabili, indagini tragiche come il cammino di una civiltà. 700 pagine di azione che volano alternando scene d’azione da film Marvel a rari momenti introspettivi sull’essere un’animale con coscienza di sé. Un thriller dell’Antropocene enorme, una specie di cura alla fufferia normie del genere.

P.s. Venerdì, a Milano, zona Lambrate, Birreria Lambrate, ore 18:00 riunione TINA non ufficiale e non sanzionata. Non sarà presente Matteo Meschiari.

p.p.s. Immagine tratta da Un minuto a mezzanotte (3615 Code Père Noël, 1990). Il Babbo Natale pazzo è l’editoriale che vuole vendere i suoi romanzi borghesi al lettore italiano.

p.p.p.s. è anche uscita la prima parte de Le classifiche di qualità dell’Indiscreto, della sua redazione, di tanti lettori e lettrici e della Scena fiorentina Santoniana, un esempio di roba inclusiva, collettiva, che riesce a estrarre qualità dalla massa indistinta.

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