Piccoli creatori di mondi crescono

Mentre qualcuno ci ricorda che la Bibbia è il Libro dei libri da cui tutto deriva, mentre volenterosi scrittori si cimentano con il mito e l’epica confondendo disinvoltamente generi, temi, culture, narrazioni, ci sembrava utile regalare per il 2020 alcuni consigli di lettura, sottolineando perché alcuni testi siano assolutamente indispensabili per capire come ambire a un vero salto di paradigma. Il punto, infatti, non è rubacchiare pezzi di storie qua e là, ma manipolare prismi percettivi.

1) Epopea di Gilgamesh

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Leggetela non per derivarne archetipi umani/divini o formule arcaicizzanti ma per smontare e rimontare l’idea stessa di tempo narrativo. Specialmente nel viaggio di Gilgamesh agli Inferi, potrete trovare idee utili per rinunciare a salti e sequenze temporali standard e complicare il flusso narrativo attraverso un processo di ripetizione-accumulazione. Se lavorate sul tempo (e non potete non farlo in un’epoca in cui la percezione del tempo è collassata) tutta l’epica assiro-babilonese propone modelli alternativi a quelli del tempo lineare. Potrete dunque costruirvi un repertorio che, applicato al romanzo, vi collocherà d’emblée nella rosa dei visionari italiani.

2) La follia di Suibhne

La follia di Suibhne - Anonimo irlandese - copertina

Anche se con orgoglio nerd decidete di rinunciare all’orizzonte celtizzante perché decisamente abusato, questo prosimetro antico-irlandese del X-XI secolo è una miniera di idee per organizzare il testo in modo rizomatico, in particolare per innestare la narrazione in una geografia multidirezionale. Non vi va di abbozzare paesaggi banali, elementari, stereotipati? Non avete voglia di usare stupide cartoline naturali come sfondo alla vostra storia-capolavoro? La follia di Suibhne è il libro che vi insegnerà a usare il paesaggio come un’autentica “funzione letteraria” e non come semplice décor.

3) Beowulf

Classicone di cui tutti parlano e che nessuno veramente legge, è molto di più di un semplice manuale di mostri. Per chi ama “cercarsi una voce”, per chi lavora con acribia a una “lingua” davvero riconoscibile, Beowulf è l’ABC delle kenningar, il costrutto metaforico-metonimico che aiuta il piccolo creatore di mondi a usare l’immaginario in modo imprevisto, a creare associazioni simboliche inedite, a immergere l’alluce nel lago gelato della parola cosmogonica. Provate a traslitterare in chiave moderna espressioni del tipo “la via delle balene” (il mare), o “lo scrigno delle ossa” (il torace), o “la rugiada del massacro” (la guerra), e arriverete finalisti in qualche classifica fica.

4) La caduta del cielo

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Questo libro dello sciamano yanomami Davi Kopenawa è Il signore degli anelli dell’Amazzonia. Leggendolo capirete che l’animismo di cui tanto si parla senza una corretta preparazione antropologica non è una credenza, ma un dispositivo narrativo che serve a trasformare tutto in personaggio. Se volete capire come ha lavorato Jeff VanderMeer nel suo Dead Astronauts, come sia possibile trasformare un paesaggio in personaggio-agente, sappiate che all’origine di tutto c’è una frequentazione dell’animismo inteso come funzione narratologica. Meditate. Perché si tratta di riconoscere uno Zeitgeist, cioè il fatto che nel collasso riemergono strategie di sopravvivenza cognitiva che la nostra specie ha elaborato almeno 150.000 anni fa.

5) Navigatio Sancti Brendani

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Testo mediolatino del X secolo esemplato sugli immrama antico-irlandesi, è una peregrinatio arcipelagica che ci spiega in modo abbastanza elementare come costruire un viaggio articolato sul doppio piano geografico e mentale. Mindscape e Landscape entrano in equazione dinamica e la specificità di questo testo è quella di usare il periplo asintotico: ogni giro geografico che si ripete in modo anaforico è un dispositivo di accumulo percettivo. Esattamente come accade al cervello intento a conoscere, che aggiunge informazioni via via nuove in una griglia preesistente. E a noi che ce frega? Ce frega, perché le cosmogonie non sono banalità dei tipo “Ei creò el Sole e la Terra” ma hanno sempre un doppio scopo sapienziale: mentre spieghi la fisica, allestisci una metafisica…

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