… is burning.

“Everything Is burning” (cit.)  è il grido attutito che giunge dall’Australia. Lo stato più grande e ricco di biodiversità dell’Oceania è la luce in fondo al tunnel in cui non ci siamo accorti di trovarci,  che ad un tratto ci appare per quello che è, il vagone di testa della metropolitana che ci sta venendo addosso. 

E siamo abbondantemente six-feet under già da un po’.

Bruciano le case, bruciano gli alberi e le idee che ci crescono sopra, il fumo strozza la gola e le grida escono sotto forma di rantoli, brucia la terra che non ha paura, bruciano i soldi e le cose degli uomini, e poi bruciano gli animali. Cognitivamente disorientati non riescono a trovare la giusta via di fuga, storditi dal fumo, assetati, intrappolati in qualche rete cadono esausti, sfiniti o arsi vivi. Se ne calcola mezzo-miliardo. Riusciamo a metterlo da qualche parte nel nostro ragionamento questo numero senza che ci scivoli e cada come una saponetta bagnata? No, non ci riusciamo, non ne siamo in grado, la cornice è troppo piccola, la fotografia riprende una piccola porzione di realtà e noi non riusciamo ad immaginare il resto. Cieli di fumo inghiottono uccelli e rapaci, fiamme alte come demoni inghiottono tutto il resto. Il bel canguro saltellante direttamente nella brace, e un saluto agli amici koala funzionalmente estinti a cui abbiamo dato una spinta per cadere nel baratro.

 Eterni turisti del nostro mondo e della nostra anima arida, spettatori infaticabili di qualsiasi catastrofe-altra da noi, usurai a tempo determinato della Terra, aguzzini di tutte le forme di vita compresa la nostra. Dovremmo cadere inginocchiati con il capo chino, paventando pietà e perdono da parte della Grande Madre. Ma non lo faremo, non l’abbiamo mai fatto, abbiamo ucciso sempre tutto.

E allora dovremmo sperare di iniziare ad avere almeno paura di quello che stiamo facendo, paura dei fantasmi di tutti quegli animali morti, terrore per la loro scomparsa, potrebbe essere un buon punto di partenza per iniziare un nuovo percorso. O per allenarci in vista della volata finale verso la catastrofe. La paura, antica compagna dei nostri avi,  ci inchioderebbe sul posto con l’udito attento e la vista vigile, ci farebbe riconsiderare il percorso, forse ci farebbe riconsiderare anche il fatto di tornare ad agire insieme, in vere comunità, per un bene comune.

O forse ci farebbe solo diventare ancora più disumani e cattivi. Ogni strada è un rischio, ogni passo un azzardo.

Corrado Verdolini

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