La fine a piccole dosi

Mentre la gente fa footing e dimagrisce, dovremmo pensare al risparmio energetico che guida le abitudini di quasi ogni essere vivente del pianeta. Non c’è immagine migliore per capire il senso di dissipazione che invece è costitutivo dell’attività culturale. Rispetto alla stasi termica verso cui tende l’universo, la vita è neghentropia, e la produzione culturale è il picco più alto conoscibile nell’universo di entropia negativa. Ma ha un costo altissimo, è come bruciare grassi accumulati nello stomaco delle stelle in pochi minuti. Questa dissipazione cosmica, che inverte con tenero, patetico coraggio la tendenza al freddo assoluto, è fatta anche di cose che di solito consideriamo perfettamente inutili, come un bruttissimo libro o una sterile polemica letteraria. Da questo frame in scala massima potrebbe derivare il dono di relativizzare quasi tutto e, contemporaneamente, di riconoscere meglio le tendenze entropiche nella minuscola cellula pulsante della cultura. Per noi, in questo preciso momento storico, le zone più morte, più mortali, più “trappola antienergetica” sono le riviste on line. Specialmente quelle di alto livello. Quelle davvero serie. Le ragioni sono due: la modalità di archiviazione che non tenta mappature diverse dallo scroll, e l’omogeneizzazione antigerarchica dei contributi. In poche parole, tutto scorre via e tutto è uguale a tutto. In questo modo, ad esempio, le priorità storiche si sciolgono nell’acido di una generica prova di intelligenza diffusa. In questo modo, ad esempio, gli strumenti di intervento nel reale, e lo spirito critico, si adattano a uno standard che diventa grado zero. Un articolo sui fuochi in Australia e un articolo su Bianciardi, entrambi buonissimi, sono proposti al lettore sullo stesso piano omologo di consistenza. Aumentando a dismisura l’entropia. Per noi, qui, siamo in presenza di altre tracce della vera Grande Estinzione del nostro tempo. Quella cognitiva, dove il meglio che sappiamo fare come specie si riduce a un progressivo addormentamento dell’istinto di sopravvivenza

PS. Post da leggere non come “chiudiamo o smettiamo di leggere le buone riviste on line” ma “ripensiamole in chiave antropocenica”…

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