Clusterfuck editoriale V Canone

Grandissimo è l’ordine sotto il cielo editoriale.

È uscito il nuovo Fedeltà di quest’anno solo che si chiama Confidenza ed è di Starnone e al momento sta prendendo meno recensioni negative di Missiroli. Il viaggio interiore del maschio bianco italiano continua in questa che ormai è una saga, lo zombie ma immobile della New Italian Epic o la coscienza infelice dell’Italia tutta che scrive e sogna di pubblicare Einaudi come se oggi fosse una cosa bella.

Ancora. Uomini bianchi di mezza età -che certamente si conoscono dato che alcuni sono editoriali ed editoriale pubblica editoriale in una catena d’abbracci e pacche sulla schiena che sembra studiata per disinnescare ogni possibile violenza terrificante ovvero “scrivi stronzate” oppure vendere libri- costituirebbero il canone della letteratura italiana. Insieme, comporrebbero qualcosa come dei “classici contemporanei”. La presenza di Vasta o Tuena o Gladiatori non salva quella che è una lista imbarazzante dell’irrilevanza intellettuale italiana.

Di ogni cosa però, lo studioso antropocenico trova la sua utilità. Anche se quel complesso di libri e autori è irrilevante, in un’approssimazione sui singoli del 90 % dato che neanche un virus mortale stermina tutti e sempre qualcuno si salva, ha un suo senso neanche profondo: una mappa del potere. Non hanno contribuito a creare immaginario, a gestire dibattito e narrazione ma sono lì, per un merito che è fumoso, là misteriosamente a meno di non vedere le strette di mano e i complimenti reciproci sul nulla che è diventata la letteratura italiana degli ultimi 10 anni.

Va chiarito: a maggiori livelli di C02 neanche le mura di casa, il salotto della nonna è lo stesso salotto e le stesse mura e palazzi. Si sono trasformati. Sono diventati tossici, antiumani.

La ripetizione del viaggio interiore del borghese di mezza età abbastanza sicuro di non morire di morte violenta quindi preoccupato solo della morte del suo cazzo, qualcosa che è un trope ormai, un giorno, dopo l’estinzione dei critici, verrà studiato da psicoantropologi francesi del futuro. Diranno che gli scrittori italiani avevano paura di perdere le proprie case, probabilmente ereditate dalle nonne, temevano la ribellione delle donne, il tradimento del migliore amico di sinistra, di ammettere un giorno di essere decisamente un destrorsi ma in un incognito sociale.

Dov’è il nostro Houellebecq? O il nostro DeLillo? Non siamo stati, come sistema, in grado di produrli oppure esistevano ma fanno gli ingegneri e gli è stato detto che i romanzieri sono tutti insegnanti di scuola ed editoriali?

E perché non ci sono le nostre Zadie Smith, le nostre Atwood e Ngozi Adichie nel canone? Loro esistono, stanno crescendo e scrivono (Alle feste dell’editoria basta parlare con le donne per garantirsi conversazioni intellettualmente soddisfacenti).

I catalogatori del merito non a caso non considerano giovani e donne perché merito è diventato sinonimo di potere come l’ennesimo romanzo dell’irrilevanza intellettuale biancovestito dovrebbe farci dimenticare che qualcosa ha ucciso il potenziale creativo italiano e la fuffa domina, almeno per un po’.

Non un solo romanzo del canone-like tratta uno solo dei temi rilevanti -animalità, Antropocene, cambiamento climatico, intelligenza non umana, fine del Futuro- ovvero i romanzi che si pubblicano e si scrivono all’estero ma ok, l’inerzia italiana ha una pletora di giustificazioni.

Potremmo cominciare a pensare che questo romanzo borghese neoliberista, di un mondo interiore a cui non frega niente a nessuno, di una Grande cecità che è ormai non giustificabile e quindi pienamente voluta, sia una qualche manipolazione ma non crediamo a menti raffinate. Il tipico scrittore italiano canonizzato sa benissimo di non avere più nulla da dire. Il suo immaginario è usato garantito editoriale, incapace di qualunque complessità -la complessità fa perdere soldi è qualcosa che insegnano alla Grande école del Direttorato editoriale italiano-.

Perché intanto è il mondo a essere accelerato esattamente come le molecole d’acqua in una pentola, il pianeta che si riscalda è un pianeta complesso in cui le interazioni che lo hanno riscaldato stanno per scatenarne altre, non previste perché non viste e non immaginate ma questo canone e tutti i suoi critici vengono da un’altra epoca, hanno studiato e prosperato in una semplice, calma, tiepida. Sono stranded asset, una burocrazia del narrativo che vuole soltanto andare in pensione in pace. Peccato che la pace climatica sia finita, con lei anche qualunque senso poteva avere scrivere temi e personaggi e svolgimenti e pagine in una qualche evoluzione del romanzo del ‘900, ora nel 2020.

Ed ecco che mentre la critica riconosciuta compie il suo ultimo seppuku, e stranamente non viene ricoperta di pernacchie, con un CANONE composto di editoriali, maschi, borghesi, nel villaggio editoriale il posto più ambito non è quello del DeLillo italiano ma dello scemo. Tanto forte è la brama dello scrittore anche di talento ma passato, ora tramutato in scrittorino dall’insostenibilità della Grande cecità in letteratura e da una crisi delle vendite del letterario implacabile perché dentro la profezia ballardiana, che neanche il posto di scemo del villaggio vogliono abbandonare. Alla fine la differenza tra l’ultimo direttore editoriale del romanzo borghese e lo scemo scrittorino del villaggio editoriale che lui stesso ha creato si ridurrà fino a quasi sparire.

C’è un motivo per cui tra gli scrittori maschi il post indifendibile sulla fesseria del politically correct, questi Bret Easton Ellis ma bolliti già al primo romanzo, la battuta di pessimo gusto, il voler ragionare sulle libertà d’espressione “ora” minacciate, le frasi grondanti becero maschilismo o il semplice sbroccare psicotico sono incredibilmente comuni. Sono stati scelti perché narcisisti, prodotti lesionati, controllabili, ignoranti, fragili.

Ora non tutto è perduto perché di fronte alla catastrofe dell’immaginario e prima che davvero quella climatica ci colpisca le vecchie difese crollano, nell’insostenibilità delle posizioni. Il romanzo dell’Antropocene vuole la liberazione del potenziale umano e crede che la curva della crescita del romanzo neoliberista borghese sia ormai al suo picco. Canone, Starnone, maschilismi fuori tempo massimo e reazioni scomposte sono tutti segni del collasso editoriale. Vediamo agenti letterari e incaricati muoversi veloci, cercare alle presentazioni e agli incontri, in persona o con incaricati. Potremmo sederci sulla riva del fiume ma puzzerebbe di storicismo.

Cara scrittrice e scrittore, non vedi e non senti che ormai, oggi, parlare di un certo romanzo -borghese, di lingua, neoliberista- sta diventando impossibile? Forse il sistema ha giocato sul narcisismo e ti ha convinto che scrivere un certo romanzo ti avrebbe dato soddisfazione mentre invece ti ha tolto le parole.

Stiamo già ridendo perché questo sarà la fine di cortesi cavalieri un po’ istupiditi dal sole e dalla vita comoda mentre adesso, in questo Antropocene, servono chiarezza, saperi per nulla fumosi, coraggio.

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