Le città di Miéville

China Miéville, per definizione, non può essere racchiuso in alcuno schema. Sia che si voglia etichettare la sua narrativa come cross-gender, urban fantasy, new weird o slipstream (secondo la felice definizione di Bruce Sterling), la sua opera è chiaramente citazionista di generi e non si lascia ingabbiare in nessuno di essi. In un’interessante intervista disponibile online Miéville stesso afferma di aver sempre trovato assurdo il concetto secondo il quale esisterebbe un grimaldello per disvelare il significato delle opere di narrativa: una chiave di lettura che, una volta posseduta, reca in sé il senso più profondo del romanzo. Non si tratta di puro relativismo: è semplicemente riduttivo pensare in questi termini agli oggetti narrativi. È sminuente, come osservare un quadro e spiegarlo. Se un oggetto può essere spiegato a parole, infatti, l’aspetto artistico diventa secondario. O inesistente.

1.Londra   

Il primo romanzo di Miéville, King Rat, certo debitore di Leiber, è ambientato in una Londra contemporanea e allo stesso tempo gotica.

Saul Garamond, un giovane londinese, torna a casa dopo aver passato la notte insieme ad alcuni amici fuori città. La mattina successiva viene arrestato e accusato di aver ucciso il padre, trovato morto nella stessa casa. Imprigionato, Saul viene liberato da un misterioso personaggio dagli occhi d’ombra, che appare nella sua cella e si presenta come King Rat.

Qui partono le prime rivelazioni: Saul è per metà Topo, per parte di madre; King Rat è il fratello della madre di Saul; esistono almeno tre Regni Animali (Topi, Ragni e Uccelli); a causa della morte del padre di Saul, King Rat si è manifestato per far sì che Saul abbracci la sua vera famiglia. Il pericolo che incombe su tutti i Regni Animali, che vivono e combattono fra loro negli interstizi della Città, è rappresentato dalla ricomparsa di un personaggio noto come il Pifferaio (quello di Hamlin, naturalmente), che già sconfisse King Rat suon­ando una melodia irresistibile per i Topi e affogando i sudditi di King Rat nella famosa fiaba. Per combatterlo sarà necessario che King Rat riacquisti la fiducia dei propri sudditi: ciò potrà avvenire solo grazie all’aiuto di Saul e degli altri Monarchi Animali, a loro volta minacciati, come gli Umani, dal sanguinario e temibile Pifferaio.

 King Rat anticipa anche un tema molto caro a Miéville: i suoi protagonisti, e spesso i suoi personaggi, difficilmente sono completamente umani. Questa ‘disumanità’, tuttavia, non è tanto catalogata e descritta, quanto piuttosto accennata. È un’appartenenza di genere che i personaggi subiscono e non descrivono, di cui sono consapevoli o di cui prendono coscienza. È l’appartenenza fatalista per nascita a una fazione, a una categoria, a uno schema preordinato e deterministico. L’insieme indifferente e indifferenziato di questi schemi, di queste fazioni, di questi interessi, di questi ben distinti approcci all’esistenza non scelti ma predeterminati, si chiama Città. E, com’è noto, le Città di China Miéville non sono mai banali.

2. New Crobuzon

        “New Crobuzon era un enorme pozzo pestilenziale, una città ammorbante. Parassiti, infezioni e dicerie erano incontrollabili. Un bagno chimico mensile era una profilassi necessaria per le Khepri, se desideravano evitare pruriti e infiammazioni”.

(Perdido Street Station)

        “New Crobuzon era una città non persuasa dalla forza di gravità. Aerostati fluivano lentamente da nuvola a nuvola come grosse lumache su un cavolo. Veicoli della Milizia sfrecciavano attraverso il cuore della città verso le periferie, mentre i cavi che le sorreggevano vibravano e risuonavano come corde di chitarra a centinaia di piedi di altezza”.

(Perdido Street Station)

La New Crobuzon di Perdido Street Station, primo romanzo della trilogia del Bas-Lag, è un melting pot genetico in perenne trasformazione ed evoluzione, probabile effetto del dispiegarsi di una forza magica nota come Torque (momento meccanico, coppia), metafora dell’energia nucleare. L’evoluzione ha accelerato, in New Crobuzon: o forse ha accelerato la de-voluzione: la Città è in continuo mutamento ed è abitata da serpenti volanti, mezz’uomini, scarafaggi di dimensioni enormi, centipedi parlanti, ibridi umani-insetto (uno dei protagonisti), uomini alati, gigantesche falene carnivore. Ah, ovviamente anche da umani.

Le razze s’incrociano continuamente e continuamente mutano. New Crobuzon è una Città Instabile, dove si muovono e interagiscono razze non compiute, esperimenti genetici naturali e artificiali. Anche qui la Città è la somma delle mutevoli realtà e istanze che la compongono: l’interazione fra (peculiarità dei) luoghi e (peculiarità dei) personaggi diviene strettissima e predominante. Le dinamiche sociali ricreate e adattate a una situazione non convenzionale, inoltre, finiscono per costituire, assieme alla forte connotazione mitica, un formidabile motore narrativo.

3. Armada

Le cicatrici non sono ferite, Tanner Sack. Una cicatrice è una cura. Dopo una ferita, una cicatrice è ciò che ti rende di nuovo intero”.

(The Scar)

La Città delle Navi (The Scar) secondo romanzo della Trilogia del Bas-Lag, è la storia di una persona in cerca di cura, di una donna, Bellis Coldwine, che fugge via nave da New Crobuzon a causa degli eventi del precedente romanzo.

        ‘Per ogni azione c’è un’infinità di conseguenze. Infiniti trilioni di esiti sono possibili, molti miliardi sono verosimili, milioni possono essere considerati probabili, molti risultano possibili anche per noi come osservatori – e uno diviene vero.”

(The Scar)

Le possibilità sono infinite, sì: solo una, però, si realizza. La nave su cui viaggia Bellis viene catturata dai pirati. Non da una singola nave pirata, tuttavia: da una Città galleggiante formata da navi saldamente collegate fra loro. Ogni nave ospita una differente comunità. Il nome della Città è Armada.

        “I vascelli sbattevano l’uno contro l’altro ora dopo ora, come ossa, come una persona infinitamente stupida e paziente alla porta di una casa vuota.”

(The Scar)

        Armada non è una vera Città. Armada è una falsa Città:

        “Non ho alcun interesse in questa città. Non voglio vivere in un baraccone, Johannes. Questa è un’attrazione! Questo è un posto fatto per spaventare i bambini! ‘La Città Galleggiante dei Pirati’! Non la voglio! Non voglio vivere in questo grande parassita sobbalzante, come un fottuto insetto che succhia le vittime finché può. Questa non è una città, Johannes; è un piccolo villaggio di provincia largo meno di un miglio, e io non lo voglio.

(The Scar)

        Armada è una Città Insoddisfacente: è fragile, carica di tensione superficiale, piccola, sottoposta al moto ondoso e alle intemperie.

        Armada, tuttavia, ha qualcosa che le grandi Città come New Crobuzon non hanno. A differenza delle altre città, Armada ha uno scopo. Lo scopo dei due misteriosi comandanti di Armada, noti come gli Amanti, è raggiungere la Scar, la cicatrice, la frattura, un luogo del mondo dove la realtà crolla, dove le conseguenze di un atto sono molti trilioni e sono tutte vere: dove tutto diventa possibile.

        Il terzo romanzo del ciclo del Bas-Lag, …. (The Iron Council), è prevalentemente ambientato a New Crobuzon. Di conseguenza, in questo breve excursus sulle Città Immaginarie di China Miéville, passiamo ad altro.

4. Beszel e Ul Qoma

        “Si mosse col massimo equilibrio, forse in entrambe le città allo stesso tempo. Un pedone di Schrödinger.”

(The City and the City)

        Due città, Beszel e Ul Qoma, coesistono nello stesso luogo fisico, fra Turchia e Balcani, e si sovrappongono parzialmente. La parziale coesistenza comporta che alcuni luoghi siano interamente all’interno di una città o dell’altra, e che altri luoghi appartengano a entrambe, secondo lo schema del tratteggio incrociato (crosshatch).

        Le Due Città, quindi, sono diverse dal punto di vista architettonico e politico: Beszel, che in magiaro significa ‘parlare’, è tecnologicamente più arretrata e depressa, una Berlino Est ante caduta del Muro; Ul Qoma invece è una città in piena crescita, culturale ed economica.

        I rispettivi cittadini sono tenuti e addestrati sin dalla più tenera età a non vedere (un-see) e a non dar neppure mostra di accorgersi dell’esistenza dei cittadini, e dell’esistenza stessa, dell’‘altra’ Città: ogni violazione di questo comandamento è immancabilmente punita da una forza di polizia dotata di poteri quasi magici, detta ‘Breach’.

        La struttura di La Città e la Città (The City and The City, …) secondo la definizione dello stesso autore, è quella di una detective story. L’Ispettore Tyador Borlù indaga su un crimine commesso a Beszel, l’omicidio di una giovane donna che potrebbe avere un qualche collegamento con Ul Qoma. L’indagine lo obbligherà a ‘vedere’ ciò che deve ‘non-vedere’, ossia a investigare in un territorio che dovrebbe ignorare e che gli sarà chiesto con ogni mezzo di continuare a ignorare. La sua indagine lo porterà nell’epicentro dell’articolata trama di rapporti che legano le Due Città tra di loro e, forse, anche a una terza Città di cui si favoleggia l’esistenza: Orciny, segreta, misteriosa e sovrapposta alle altre due, non-vista da entrambe.

        The City and the City è un romanzo dalle atmosfere kafkiane e con una forte impronta dickensiana. In Le due città (A Tale of Two Cities), Charles Dickens raccontava appunto la Londra e la Parigi del 1789: due città che si ignorano forzatamente, che fingono di poter fare a meno l’una dell’altra, ma che allo stesso tempo vivono in una simbiosi quasi perfetta. Ciò che ferisce una non può non avere riflessi sull’altra; Dickens è affascinato dalla soluzione francese ai problemi che spesso ha sottolineato nella sua opera; allo stesso tempo è consapevole delle (e terrorizzato dalle) conseguenze imposte dalla soluzione rivoluzionaria. Come suggerisce il titolo, Le due Città sono le vere protagoniste del romanzo: i personaggi, per una volta, fanno da sfondo.

        Per concludere, si noti che The City and the City non è in alcun modo narrativa surrealista. È un romanzo fondato su un’ambiguità di fondo: Mieville, come osserva Moorcock, sfrutta apertamente il concetto quantistico della coesistenza di più di un oggetto nel medesimo spazio fisico senza confermare né smentire la tesi, lasciando aperto il campo ad ogni interpretazione, che sia magica, quantistica o assolutamente naturalistica in ordine all’evento che ha generato la separazione fra le due città e in ordine alla stessa natura della loro attuale separazione. Tanto la consequenzialità quanto la coerenza interna del romanzo, tuttavia, rimangono assolute, qualsiasi sia la soluzione prescelta.

La vera chiave di lettura artistica di Miéville, peraltro, sta proprio nella sua imperscrutabilità; nel creare ‘sense of wonder’ non permettendo al lettore di comprendere e definire compiutamente i personaggi e le strutture politico/sociali.     Esse possono essere intuite ma si trovano appena al di fuori del campo visivo.

Come le sue Città.

UGO POLLI

Per gentile concessione dell’Editore. Brano apparso su “Guida alla letteratura fantastica” – a cura di Claudio Asciuti – Novembre 2015 – Edizioni Odoya

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