Scibona dell’Antropocene

Non devi vergognarti. La glicemia è la piaga dei nostri tempi. Gli imperi in declino si assomigliano tutti. Alcuni sostengono che la fine di Roma vada attribuita agli omosessuali. Io darei la colpa alla dieta. Le isole di Langerhans di una grande nazione possono tollerare per poco il dominio assoluto delle vie commerciali prima che la patria finisca per nuotare nello zucchero. Anch’io ho sofferto di diabete per un po’. Poi ho provato la paleodieta e l’ho sconfitto.

In questo brano parla Lorch, un personaggio che cita la Bibbia, gli spettri della Guerra fredda mentre organizza operazioni fantasma, controllo delle narrazioni, guerre finanziarie contro paesi stranieri, eccellente e credibile membro di una comunità d’intelligence del tutto esternalizzata e trasformata in una “famiglia” o in una tribù invisibile. Qui cita con destrezza paleodieta, Gibbon e il declino dell’impero romano, il Seme di Pandora di Spencer Wells combinando tutto in un abbozzo di teoria metabolica della Storia che tanto piace(rebbe) al lettore che intercetta e comprende il senso di End Times, lessico del cospirazionismo e del survivalismo che entra nel quotidiano, qualche cenno improprio alle leggi della termodinamica, segni di crollo della realtà ogni poche pagine. Il personaggio di Lorch e la sua Weltanschauung antropocenica sono un vero connettivo esplicito alla vicenda dei due protagonisti, due Volontari di guerre americane sotto lo spettro del Declino imperiale: Vietnam e Prima guerra del Golfo. Bobby Heflin e “Vollie” Frade sono in una particolare traditio lampadis, un passaggio del testimone che è impedito, danneggiato dagli spettri di guerre non comprensibili, immagini non elaborabili di giungle devastate dall’agente Arancio e sconfinamenti fantasma in Cambogia che trasformano uomini e la loro discendenza in fantasmi. Abbonda il gergo del survivalismo, del comunitarismo pre-apocalittico, dell’estinzione; le conversazioni divergono su eventi apocalittici della storia e il collasso degli Anasazi, esplosioni della corona solare, pioggia di raggi gamma da supernove emergono mentre personaggi e azioni sembrano consistere di onde elettromagnetiche e assoluta casualità. Forse i protagonisti continuano a offrirsi volontari per ancorarsi come possono, più che possono, a una qualche realtà in cui appunto non devono decidere in una continua speranza di ridurre la proprio coscienza di sé in attesa che questa era di cui hanno visto l’inizio ma non intravedono la fine si concluda. Vittime e contributors dell’indecidibilità del sistema complesso formatosi nell’Antropocene non resta che attendere. Tutto lo svolgimento, il sottotesto e le parole chiave parlano di questo Il Volontario come di un romanzo dell’Interregno.

Salvatore Scibona è un delilliano ma questo Il Volontario sembra un po’ un Americana: nel prossimo deciderà se diventare il successore del grande Don o uno dei suoi migliori “allievi”.

Questo è un libro consigliatissimo da Paolo Latini nel 2019. Conclusa la lettura non posso non concordare.

Ed è la conferma che il Romanzo dell’Antropocene è la letteratura dei prossimi decenni come unico vero ambito semantico e concettuale in cui un’autrice e un autore può muoversi narrativamente e comunicare lo stato percepito della realtà.

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