L’Australia è tutto un luogo sacro

Ha strappato la mappa dei luoghi sacri del Brigalow Belt dalle dita mummificate di una vecchia greca che l’ha maledetto in russo mentre moriva. La mappa è il suo piano di contingenza da fine del mondo. Il fronte degli incendi è lontano dal luogo della cerimonia, ma l’esperto di sicurezza sa che si sopravvive pianificando l’inconcepibile. I confini sicuri non esistono più. Il fuoco è ovunque. Quanti gradi di inferno possono reggere le paratie del prototipo di Tian Shao? L’elicottero sembra un meganulon, la kaiju-locusta di Enewetak. Può resistere alla decomposizione del continente. Ma è il cielo che sta collassando.

Il viaggio verso il nuovo impianto di estrazione gli fa lacrimare gli occhi. La troposfera è asfissiata da un sudario di polveri mortali che vorticano come villi prolassati. Un anti-albero enterico senza pietà. L’ombra oleosa della Via Lattea tramuta in bitume l’arcobaleno. La cabina è pressurizzata come il ponte di volo di un Tengfei2. L’algoritmo assicura un clima metabolico-ambientale perfetto per maschi alfa. Oltre i finestrini in vetroceramica l’estremo fuoco fatuo di uno Stato già carbonizzato. L’etere deserto incombe. Faglie nervose schiantano il carapace celeste.

Il cliente è uno degli artefici del disastro. Joyful Gorge A.D. Come il Primo Ministro in incognito accanto a lui e il funzionario della banca italiana. I due si sentono sicuri sotto l’egida dei quattro contractor CPP. L’esperto li ha già cooptati. L’unico asset da proteggere a ogni costo è il suo cliente.

Fuori il fumo ha il sapore dell’atmosfera a perdere di Plutone. La terra partorisce lontano fiamme che artigliano tra onde di pece cianotica. Le ceneri rosse delle superforeste paleozoiche ardono incessanti all’orizzonte in frantumi. Pollini fossili di lukarrari sussultano assetati sotto il limo di lava vegetale al ritmo di storie proferite da diecimila anni. Dati e proiezioni non valgono un cazzo. Tu non puoi dire o pensare perché tu sai solo di un mucchio d’immagini rotte. L’esperto passa i polpastrelli rivestiti di neoprene e titanio sulla mappa. Deve fare walkabout di adattamento estremo in mezzo all’inferno del bush. L’Australia è solo l’inizio, lo sa. “Il sistema come lo conosciamo è diventato insostenibile”, ha dichiarato Gorbaciov prima del crollo. Che è ancora in corso. La fine della pax climatica non deve coglierlo impreparato. L’imperativo è alzare argini e rinforzare le rovine.

L’ombra di Tian Shao è l’uccello mostro Djaringgalong, canta la mappa arrotolata dentro la tuta opalescente di 12 trame sintetiche. Ma il mostro è la stella che luccica nella pupilla di Bunjil, l’aquila codacuneata oceanica che vola sopra un territorio spolpato a forma di uccello. A oriente come a occidente, gli alveoli dell’aria appassiscono scarlatti come ferite di lancia sul costato. Un fuoco empio e grasso si espande spezzando anche le rocce.

Corolle di anziani aborigeni e giovani volontari dell’RFS percorrono come sciami cangianti di macine rotanti un sentiero invisibile – l’acqua giusta – attraverso corone verdi di eucalipti e gorghi dorati di acacie. L’arte materna di disegnare la sabbia con pomodori selvatici, dita e uva spina. Cosa nascondono? Appiccano il fuoco alle sterpaglie lungo una soglia tra aridità e umidità che avvertono come glitch nella forma delle onde colorate dei canti ancestrali. Dall’alto non si scorgono tracce. Le orme eterne delle creature antenate sono le creature viventi che danzando la scia delle tartarughe cercando di ricucire Il cosmo. Generare camminando. L’esperto non coglie il ritmo della consapevolezza né la compassione che guidano quel vagare incendiario di pastori di rovi e contadini di tizzoni. È lo stesso vorticare dei tornado di fiamme e degli uragani di polvere scarlatta che erodono il continente? Cosa vivono laggiù quei selvaggi che i think tank segreti del collasso non riescono a decifrare nei loro bunker in orbita? L’esperto ha letto il report che modellizza la colonizzazione europea dell’Australia per proiezioni di strategia speculativa sull’impatto alieni-terrestri. Perché la civiltà aborigena è la più longeva della storia umana? Si muovono tra le rocce e le ombre delle nuvole precisi come gocce vive di pioggia e incerti come cuccioli non nati di echidna. Il loro ritmo si misura in anni luce. Quali grandezze metafisiche hanno svelato? In quale universo disegnano eclittiche? Cosa sono? Deve camminare con loro. Strappare i loro spiriti, se esistono, come ogni altra materia prima, sfruttarne le potenzialità di sopravvivenza a oltranza. I primi uomini attraversano la prateria sconfinata con la grazia extraterrestre di una colonia di fantasmi di Macleay. Non sembra adattamento. Partecipano al paesaggio?

Appena l’impianto sarà operativo inizierà l’estrazione di acqua pregiata per i megaresort di lusso della costa d’oro. Il piano di razionamento idrico delle comunità dell’interno è una prova generale di governance della siccità nella crisis belt. Laggiù l’anziano più lento guida il gruppo. Saggia le crepe con Yukuwa, una rete di corde piumate di igname a forma di manta, radici aeree iridescenti che cavalcano il vecchio disegnando stormi di storie e nyuidj, gli spiriti migranti dei morti. Sono cascate di respiri e vento sopra la terra. La danza shakealeg trasforma il gruppo in una costellazione di formiche nere e rosse nella polvere e nel fumo. Pleiadi telluriche in fuga dal Cacciatore. Il vecchio si accascia nella polvere. Come fosse il Vecchio guardiano di Warda, il grande albero che regge la conchiglia scheggiata del cielo. Una turbolenza squassa l’elicottero. Sarà sufficiente il Giovane per la circoncisione del cosmo? Non si tratta di sopravvivenza. Ma di senso. L’esperto lo sa. Le fiamme e le cortecce bruciate sono uno dei diaframmi tra il mondo e l’altrove. Kalligooroo. Il fuoco che accartoccia i bordi della mappa mostra la via? È l’esodo dei pangal? Chi curerà il mondo senza i sogni selvaggi dei suoi guaritori? E se i totem che animano tutto stessero trattenendo il respiro? Se la fine fosse il risucchio del fiato degli dei che per la prima volta interrompono il canto, inspirando le forme prescelte prima di intonarne uno nuovo? Un miliardo di animali morti. Nazioni di piante estinte. Popoli di insetti mai scoperti di cui non si conosce il destino. Pochissime vittime umane. I sopravvissuti non sono stati graziati. Sono stampi a perdere svuotati di uccelli, animali, piante, rocce, pozzi e condannati allo iato tra la coda a sfumare del logoro loop di un’era sfinita e l’attacco ispirato del prossimo mondo. I polmoni che si seccano e gli sterpi arsi a terra gli ricordano la foto seppiata nella gunyah della strega greca. Uno scheletro di donna con ossa spiegate di ali di falco che escono dal vuoto lasciato dal grembo. Un conficcarsi fuori di schegge morte e piume fantasma così intricato che frulla denso nella luce stinta. L’immagine è un’ornitografia radiante. Uno spartito dei resti dell’atterraggio della galassia? Tintinnando con lo sguardo le ossa si partorisce il volo della visione? Così si cantano le orme della creazione? L’esperto deve capire come carotare Alcheringa, l’inconscio della terra, ed estrarre i sogni eterni da quella geologia increata.

Le pozze in fondo alle forre irrorano il deserto 35 milioni di anni fa mentre sono ora intubate da acquedotti rapaci di ultima generazione che risucchiano via le scaglie liquide del “serpente piumato”. L’uomo inventa quel nome unico nel 1870 per conquistare le roride piume infinite dell’animale dio. Metti un profilattico sintetico a uno spirito totem e assicuri sterilità creativa per millenni. L’A.D. e il ministro attivano l’impianto. Il sorriso dell’italiano muore subito. Dal pozzo cerimoniale sgorga un torrente inarrestabile di tjuta minga. Un fiotto chitinoso di miliardi di formiche guerriere. La compagine umana è travolta. Le formiche ingurgitano le pupille. Ingolfano le carotidi. Sommersi dall’attacco xenoterroristico circuiti ancestrali affinati guidano l’esperto nell’esecuzione del protocollo. Indossa la maschera prima che sia troppo tardi e serra le zip a termofusione sprofondando in una monade tecnoecologica. Si sente un lupo australe sulla luna. La Sicurezza e l’Intellighenzia sono decomposte in forme più semplici. Mimeoliti brulicanti di una metamorfosi inarrestabile. Grumi appena nati di una nuova via dei canti. L’esperto ha un dottorato in balistica della controinsurrezione e griglie di mortalità nei processi stocastici. Lancia una granata contro il polmone dell’autoclave.

Dentro la sua tuta refrattaria allo spaziotempo l’esperto naviga come un salmone la corrente del fiume tenendo stretto il cliente in shock. Il cielo è fatto a brandelli da sciami di braci e carni in consunzione. Le mani mutilate degli alberi fossili sono lapidi nere dei vuoti originari che rattrappiscono l’alito del mondo lungo la gola di Carnarvon. La tuta ha estroflesso fibre frattali di un fungo sintetico a contatto con le molecole di ossigeno accelerate dall’esplosione. La riproduzione esponenziale delle spore l’ha protetto dalle fiamme. L’esperto procede in specie di lichene mico-antropico tra le forme profonde di sismi planetari. Tra nicchie di detriti equiseti e petrosomatoglifi piumati tintinnano nel vento torrido. Tutto è Australia che avviene all’alba. L’unica cosa che interessa all’esperto è la salvezza. Esce dall’acqua e guida il cliente attraverso rakawa ulerenye, il luogo che è anche un anfibio, irriconoscibile nella devastazione, sotto manti bluastri di macrozamia e palme scintillanti. Strisce di cenere impresse sulle reliquie pluviali di basalto e cloroplasti segnano il cadavere di Goorialla o la muta scuoiata di Kajura. L’esperto arranca come un incolore camaleonte floronico che si trascina dietro la preda esangue. Il cliente. Stivali costruiti per il suolo di Callisto calpestano le spoglie di idee schiantate. La mascella della terra esterrefatta per il sacrilegio scricchiola disarticolata il rumore scheletrico di sterpaglie affogate in alluvioni di fuoco. I nomi estirpati, Borlung, Kunmanggur, Tulloun, affondano nel terreno in fantasmi di fosforo e colonie superstiti di microbi che divorano i resti di un miliardo di specie viventi. La mia specie è nessuna, recita l’esperto. Dhakkan, Ngalyod, Waugal, gemmano iridescenti negli interstizi palpitanti della roccia una cattedrale artesiana di cristalli di quarzo, carbon fossile e foreste di kelp sotterranee. Risucchi anossici attraversano canali proterozoici di cyclomedusae e ramificazioni uncinate di albumares suonando storie di apocalissi in transito 541 milioni di anni fa. Il tempo vicino all’acqua. Senza artigli. Ora l’aria brucia fino alla prossima era. Senza coscienza. Sotto archi angusti di arenaria l’oasi del Gondwana con la sua biodiversità al di là del tempo è ancora impermeabile ai pyrocumulonembi impetuosi di sabbia incandescente che scorticano il cielo del 2020. L’esperto conosce il tasso di umidità e i cicli delle correnti e la creazione del luogo disegnata sulla pietra con pigmenti colorati come fosse la pelle interiore del tectum cerebrale dell’ambiente. L’estinzione ha un fronte come qualsiasi guerriglia glocale. Se un papa ha demolito l’inverno rosso, l’esperto è convinto di estrarre un percorso sicuro anche in una bolla rovente di anidride carbonica. Il tycoon cinese boccheggia nel respiratore del primo ministro australiano. Il sangue secco del ministro sul plexigas si sgretola in granuli di genesi minerale. La mira dell’esperto è stata perfetta. Dietro il dispositivo di sopravvivenza le pupille sono dilatate dal ricordo del termitaio metafisico d’assalto. Altjira. L’epifania del mostro dio ha fatto una strage di altissimo profilo economico-militare. Il cliente sputa insetti spiaccicati sulla faccia dalla deflagrazione. Ha il corpo ustionato in un carapace doloroso di antracite e carbone. L’esperto gli inietta un mix di captagon e antibiotico. Riporterà l’A.D. alla civiltà e brinderà con l’acqua pura dell’artico che bevono solo 4 cladi aristocratiche. Sorride. Si vede Lucifero in una jacuzzi a respirare l’ultimo ossigeno dell’Antropocene.

GUUUUBARRA

Dopo il cupo sibilo del vento sente il rumore di un vaso d’ossa che si infrange. Tra le suture coronali divaricate come un guscio d’uovo rotto vede piume bluastre e grigio ardesia confondersi al cervello del cliente. Murinbata, Julunggul, Worombi. La punta delle ali è nera. Un milione di anni fa precipita in picchiata a 400 km/h dal cielo del Pleistocene. L’esperto non fa in tempo a pensare di essere spacciato. Muori estirpato, gli disse la vecchia strega greca. Sulla corteccia del suo encefalo chiara come Barnumbir, la stella del mattino, e insignificante come un pidocchio gettato nel fuoco, la carne del falco è la punta di un colore a spirito che disegna un nuovo Jukurrpa con la gioia di un bambino non umano.

Francesco Mattioni

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