Safe Animals

Ho recuperato un piccolo provvisorio studio in una soffitta che avevo dimenticato di avere. La solita periferia senza scampo solita città in putrefazione. La solita vita che continua a scavare nello spettro di un crollo verticale dello stato ordinario delle cose, un fatto, un’azione, una motivazione per aggrapparsi a un senso condivisibile oltre quelle cose. Il balcone è minuscolo, ad angolo, taglia in due l’ultimo sole della giornata che sta tramontando oltre le montagne di fronte sugli orti che separano l’edifico dall’autostrada. Fra il fogliame caotico una tettoia, una gabbia, grande non abbastanza come lo sono tutte. Un cane, dal manto scuro e irsuto. È seduto in un angolo della gabbia, poi si gira, fa qualche passo, qualche centimetro più in là e si accovaccia di nuovo. È grande. Fa la guardia non so a cosa, all’orto? agli attrezzi dentro il capanno-gabbia? Mi copro la vista con la mano per evitare i raggi del sole in controluce e lo fisso. Faccio un fischio. Il cane si accorge di me. Sono lontano in linea d’aria una trentina di metri ma sono in alto, al quarto piano circa. Perciò inizia a fissarmi. Immobile. Siamo in città e ci sono ancora cani enormi chiusi in gabbia che fanno la guardia forse a qualche mandarino. È un mezzo rottweiler. Mi guarda profondamente. Penso, chissà cosa farebbe se io fossi lì vicino la gabbia e la gabbia fosse aperta, qui dal balcone sono al sicuro. Da qui è un pet, da lì sarebbe un incubo di sangue. Perché sì, i cani possono attaccare gli umani, i cani possono uccidere un uomo a morsi, ti lacerano i tessuti molli, anche i cani di mezza taglia possono incidere un’arteria, distruggere un occhio, staccarti la faccia dalla testa nel sonno con uno solo morso. È successo, può succedere (anche un cane, il tuo cane, può impazzire). Si dice che in particolare i molossi venivano usati dai romani come cani da guerra. Fico no? I cani da guerra. Va bene, è chiaro che se entro dove non dove entrare e lì c’è un cane da guardia sono cazzi miei. È chiaro che se tratto un cane di merda questo prima o poi potrebbe reagire, è chiaro che se un cane, come tutti gli animali, è ferito e io lo voglio aiutare potrebbe reagire al dolore e mordere, è così che possono reagire. È il loro comportamento, è un codice non scritto che si deve conoscere, fa parte del patto ancestrale tra umani e non-umani addomesticati (da un grosso animale selvatico, è ovvio, me lo aspetto sicuramente, anzi sono programmato io alla fuga o alla paralisi, dipende dal grado di prossimità, si mi trovassi, chessò, vicino a un orso o a un serpente). Ok. E poi si sa, il cane è davvero il miglior amico dell’uomo, più correttamente, è il suo miglior alleato. È noto infatti lo strettissimo rapporto fra uomo e cane e il grande apporto che quest’ultimo ha fornito in attività quali la caccia e la guardia e la gestione del bestiame. E poi c’è il lato emotivo della faccenda: la muta affinità, l’intesa sensomotoria nel gioco, la complicità umorale, le passeggiate insieme di notte, le foto con il nipotino appena nato. Avete mai pensato che il cane, quel cane lì che vi gironzola in salotto inebetito dal pupazzo di stoffa, possa mangiare il vostro cadavere?

Lo so. Chiunque inorridirebbe di fronte al solo pensarci, al solo prefigurarsi distesi sul pavimento, magari dopo un infarto, un ictus o uno shock anafilattico, e il vostro cane lì a mangiucchiare prima la vostra faccia, addentare poi il collo oppure l’addome, gustarsi brandelli della vostra pelle con la barba ancora attaccata fino a rigurgitare pezzi squamosi della vostra lingua. No, forse non riuscite neanche a immaginarlo. Io l’ho chiesto, fra i miei conoscenti che hanno un cane. L’orrore e lo sgomento all’inizio, poi l’incredulità e il diniego più fermo sono state le vostre risposta. Eppure, secondo quanto riportato da un articolo apparso recentemente su National Geographic1, questo è uno scenario non così improbabile anzi, i casi sono numerosi. In fondo è lo stesso orrore che provereste qualora di colpo scoccasse l’ora del fatidico olocausto nucleare (come direbbe il noto orologio che segna il conto alla rovescia verso l’apocalisse, altra immagine tornata recentemente tornata a circolare in rete); è lo stesso orrore che provereste se scoppiasse un improvviso conflitto armato nel vostro quartiere (un attacco terroristico? un’invasione dei nemici dell’occidente? l’inizio di una guerra totale fra cosche?) e che nel giro di un quarto d’ora sconvolge il vostro senso del reale con urla di morte e distruzione e corpi accasciati all’angolo sui marciapiedi come in Bushwick2 (potreste semplicemente immaginarvi come dei cittadini siriani negli ultimi 15 anni). Il punto è proprio questo. Perché in questo scenario del cane che mangia il cadavere del padrone a sconvolgerci non è la morte del padrone (eventuale, randomica o impensata) bensì la possibilità che il nostro cucciolo possa fare lo stesso con noi. È il dopo-la-fine a sconvolgerci. E forse non solo perché consideriamo il nostro cane un essere non-umano con il quale però abbiamo un rapporto speciale e unico, come lui nessuno e bla bla … Un attimo. Ci sarebbe da chiedersi “sono più inorridito perché il mio corpo morto può finire nell’intestino di quello stupido seppur intelligentissimo-gli-manca-la-parola del mio golden retriever oppure mi disgusta l’idea che il mio golden retriever, il mio labrador, il mio pastore tedesco, sia altro. Sia altro dall’essere semplicemente il mio cane; sia un’entità capace di mandare a puttane dieci anni di who’s a good boy amore di zio divorando la mia carotide; sia un non-umano-qualcuno a ragionare per conto di comportamenti che non possiamo comprendere fino in fondo e che possiamo solo immaginare. E perché non l’abbiamo mai immaginato? (cosa c’è dietro il vostro sguardo quando guardate il vostro cane nell’attesa che lui capisca cosa gli state dicendo? bisogna allora chiedersi non cosa capisce di quel che diciamo ma cosa pensa mentre capisce ciò che diciamo?) perché se lui potrebbe mangiarci dopo la nostra morte improvvisa, noi non sappiamo il perché – il report di National Geographic riporta infatti che ad oggi non si è riusciti a stabilire con precisione quali cause (o quale insieme di quali cause) possono spingere un cane (o anche un gatto) a divorare il cadavere del padrone. Sarebbe allora il caso di guardare il nostro pet come un sistema biologico complesso come il nostro e incomprensibile per certi versi come il nostro, e ciò non significa adottare un approccio sospettoso, diffidente o rinnegante ma di acquisire uno sguardo più profondo. Perché lo shock cognitivo è dietro l’angolo come l’impatto nel quotidiano della natura delle cose del mondo.

Giuseppe Sorce

1 https://www.nationalgeographic.it/wildlife/se-morissi-il-tuo-cane-mangerebbe-il-tuo-corpo?fbclid=IwAR0h-7Y0du57diDzI5_1Ixqf-G1kksyiXYeU1uH37qd_v-U_SRrOzuxL5Yw

2 https://en.wikipedia.org/wiki/Bushwick_(film)

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