Cicciobello va in Lockdown

Ho inviato delle raccomandate che avrebbero potuto aspettare ancora qualche giorno e sono andato al supermercato. Ho fatto una spesa di frutta, verdura, carne, l’ultimo pesce. Ho pronto un menù giornaliero vario, ricco. Ho comprato anche del cioccolato, biscotti ipercalorici che non mangio, pop corn. Ho speso 64 euro circa, ieri altri 48. Non ho comprato alcool e ho le ultime sette sigarette. Sono tornato a casa meno di un’ora fa.

Prevedo di non uscire più, salvo emergenze e necessità lavorative impreviste e sopravvenute, per i prossimi dieci giorni. Dieci giorni, il primo in corso: Cicciobello va in lockdown. – 10.

Sono andato in lockdown in due occasioni nella mia vita: un mese mentre studiavo diritto commerciale I, due settimane in una villa di campagna all’estero mentre eventi e voci parlavano di due bande di rapinatori violenti.

Mi sono trovato in mezzo a due ondate di malaria. Nessuno era preoccupato, si facevano le feste, pastiglie di chinino sono state lasciate scadere.

Per alcuni può invece essere la prima volta. Limitare i propri movimenti, stare allerta e allegri, prepararsi e la preparazione comincia immettendo immagini e scenari negativi nella propria mente. Avrò abbastanza carta igienica? Ho un gioco da tavolo nel caso Internet dovesse interrompersi? Sono pronto a intervenire in caso di lite familiare? Posso prendermi cura di un ammalato non grave?

Ho informato la mia famiglia già alcune settimane fa: non prevedo di tornare nei prossimi cinque mesi. È stata una frase sofferta e prima un pensiero doloroso ma stabilisce i tempi e li gestisce, trasmette un’informazione e un sentimento. Quei cinque mesi non sono diventati quattro, sono sempre cinque mesi. La prima cosa da fare è infatti gestire il proprio tempo, programmarlo.

Seleziono una sveglia ripetuta sul cellulare. Un’ora prima del solito. Assestare le proprie abitudini aiuta nel periodo d’eccezione nell’evitare i meccanismi e le ripetizioni. La memoria muscolare e la mente vanno abituati allo stesso tempo segni di normalità vanno concessi. Preparo la colazione nello stesso modo, a questo servono le scorte, contingentando per esempio le arance. L’assenza di alcuni beni a cui sia abituati tende a fiaccare il morale per la mia esperienza. Soprattutto nei primi giorni di adattamento la routine va mantenuta.

Esco in balcone per 10 minuti, 15 se la giornata è nuvolosa.

Stabilisco un turno giornaliero di pulizie. Ore 15, ogni giorno, spazzo e pulisco una stanza o due della casa. Serve contro il Covid-19? No, serve a tenere la casa pulita e basta ma soprattutto a prendere impegni con l’ambiente e voi stessi.

Preparo un tè alle 17, limone e miele in abbondanza e a piacere. L’estinzione dagli scaffali del Twinings Prince of Wales è stata una botta di dolore che l’English breakfast non è mai davvero riuscito a colmare. Osservate le persone con cui convivete, controllate che bevano e si idratino.

Ore 18 probabilmente ho finito di lavorare. In ogni caso è il momento dello svago. Ho resuscitato Medieval II Total War. Cerco compagni per giocare online.

Alle 20 cucino e dedico del tempo alle notizie. Il flusso informativo è un esempio di dual use: tiene aggiornati, procede a un attacco emotivo. Limitare a un’ora la cronaca degli sviluppi della pandemia in atto aiuta, molto, indipendentemente dalla fase di elaborazione della catastrofe in corso. Rimanere informati sugli essenziali, le indicazioni delle autorità ad esempio o lo stato dell’ordine pubblico e del contenimento, ma disintossicarsi dal bombardamento di commenti, opinioni è altrettanto indispensabile. Il panico vuole essere alimentato, è un sistema emotivo complesso non un’emozione e basta.

Potrebbe essere l’ora per l’ultima passeggiata del giorno per il vostro cagnetto o cagnone. Cominciare a uscire un po’ prima, dare il tempo a questo membro della famiglia di abituarsi a uscire e tornare prima del solito con gradualità, fino a uscire un’ora prima.

Cena finita è il momento del giro di controllo. Gli infissi, le serrande, le serrature, la porta di casa. Non serve a niente, è un modo per tenersi impegnati. In ogni caso un momento di prudenza in più, in linea con le norme di comportamento richieste dalla pandemia, crea un’abitudine virtuosa, vi fa muovere in stanze che non frequentate, ordinare mentalmente gli spazi che siete costretti ad occupare.

Andare a dormire un’ora prima chiude il cerchio. Più difficile il primo giorno, meno nel secondo. C’è una sorta di eccitazione, un cugino poco famoso del panico, che tiene svegli. Stancarsi facendo esercizi a casa, pulire, controllare lo stato emotivo e fisico del vostro compagno e della vostra famiglia, giocare, combinati con la suddetta eccitazione aiutano ad andare a dormire. Il lavoratore di fatica dorme bene, forse meglio, dicono.

In questo momento ci sono strutture logistiche e sistemi operativi che continuano ad assestarsi, ingrandirsi, concentrarsi per affrontare l’emergenza. Ospedali vengono preparati a essere sanatori, vuol dire che una sola patologia verrà curata in queste strutture una volta generaliste. Non sappiamo ancora quanto danno abbia provocato la storia del non fermarsi spacciato per resistenza eroica, del fare come sempre ovvero attenti ma come se nulla fosse, del grave ma non serio, di una pandemia derubricata a cazzata. Non è l’apocalisse, come abbiamo già detto in questo blog la specie umana ha capacità e possibilità per evitare estinzioni e catastrofi globali a costo però di azioni esecutive radicali. Questa è una catastrofe globale, ripeterlo fa bene. Bad for business è tutto quello che sembra radicale.

Evitare i lavori domestici con una bassa probabilità di incidente ma che potrebbero risultare in ferite e una richiesta di assistenza sanitaria. Sistemare il tetto, salire su una scala, svuotare e riordinare garage e sgabuzzini sono attività che possono essere fatte dopo, quando i servizi d’emergenza torneranno a un servizio regolare.

Cercare di mangiare sano è importante così come ridurre al minimo il consumo d’alcool. Molto semplice: davvero volete essere operati di appendicectomia adesso? Prudenza, di base. Lo stesso bicchiere di whisky che avete bevuto due mesi fa non ha lo stesso effetto mentre siete a casa, rinchiusi, in questa situazione. Quarantena e vizi socialmente accettati, panico inconscio, variazione radicale delle abitudini di vita possono avere effetti indesiderati e non previsti. Sbronziamoci di brutto dopo, non serve ricordare come finiscono i festaioli in un certo racconto di Poe. No, non è lo stesso rischio, lo scenario di contenimento è lo stesso.

Non è una vacanza forzata. Stare tutto il giorno in pigiama, trascurare l’igiene magari, è la ricetta per una carie magari come per non restare in casa quanto necessario ovvero il più possibile. L’amor proprio, la naturale resistenza allo stato di paura è quello che fa alzare una persona dalla sedia, fa togliere vestaglione e maglietta della salute, catapulta in doccia e via, in strada.

Questo è lo scenario: non riuscite ad aprire una scatola di pelati, prendete un coltello per aprirla come avete già fatto e non vi è mai successo niente. Controllo delle azioni quotidiane. Non vivete a 6 ore di macchina dal primo medico che può ricucirvi, qualche professionista che lo farà lo trovate vicino casa, senza problemi. Aprire un barattolo con un coltello è sempre stata una cazzata, siete solo stati fortunati. Adesso quei margini alla sfiga e alla stupidità che la società garantisce si sono ridotti, speriamo non si siano azzerati. Comportarsi come se si fossero azzerati è il mindset giusto.

“Voglio una bottiglia di Coca Cola, la voglio, sto soffrendo perché ho questa voglia e la mia banda del pensiero è occupata dal ricordo del sapore, la voglia di zuccheri, il colore della bottiglia e dell’etichetta. La voglio”. Se non riuscite a tacitare questa voce uscite, protetti almeno nei luoghi chiusi. Meglio uscire al mattino se proprio dovete e non l’avete comprata prima. Una mancanza si trasforma in necessità ingannevole ma non importa. Meglio mitigare il rischio, uscire di giorno, protetti, che sbroccare in casa.

Mentre scrivo questo pezzo le mie sigarette superstiti sono due. Una la fumerò alla fine di questo pezzo, l’altra stasera, dopo cena. Ho già pulito cucina e bagno principale, inviato alcune email di lavoro, chattato con amiche e amici. Ho paura di innervosirmi nei prossimi 3 giorni in crisi nicotinica ma appunto sono in lockdown autoimposto.

Cicciobello è a dieta, anche con un certo successo. Sento bruciare le calorie tra flessioni e programmazione. Adesso la interrompo per non caricare ulteriormente di pressioni endogene il mio morale nel lockdown. Farò altre flessioni, proverò qualche battaglia impossibile contro i Mongoli.

Preoccupatevi delle persone lontane, aumentate il contatto fisico con le persone con cui convivete e che magari devono sopportarvi. Disinnescare ogni possibile stress con il contatto, con l’aiuto, le azioni prosociali hanno il potere magico di ridurre aggressività e frustrazione.

Questo è un post su come stare a casa, messaggi nascosti sono inseriti, parole che dovrebbero rimanere in qualche modo impresse in una persuasione inconscia. Serve un qualche sistema di self help: ci costruisce con l’allegria, la disciplina, l’abitudine.

In questi primi giorni potrebbe essere difficile leggere. La mente in background si sente in pericolo, c’è un rumore di fondo che rende faticoso concentrarsi. Questo rumore tra un po’ sparisce, la paura e lo stress vengono elaborati. La mente sarà più libera, tornerà il tempo per un buon libro, magari un libro anche utile. I sistemi necrotici odiano crisi, catastrofi e cambi di paradigma perché la loro inutilità viene smascherata. “Il Re della fuffa è nudo”.

Fate pulizia, rimanete al sicuro, proteggetevi dalle narrazioni tossiche interessate che si alimentano di vanità, frivolezze, autosabotaggio.

Pensare al peggio, prepararsi al meglio.

Fiction is action, state a casa.

Cicciobello passo e chiudo, per ora.

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