Cicciobello in Lockdown #2, Zero incidenti nel deserto

Ieri ho violato il Lockdown. Questo termine è operativo, nei protocolli per le crociere, i voli di linea dove troppi cominciano a tossire, le sospette intossicazioni alimentari nei villaggi turistici, una parola che stava lì in libri con rilegature in anelli di metallo o di cerchi di plastica neri e arancioni chiusi in attesa in armadietti dimenticati, in attesa di essere aperti, consultati, fogli che vengono estratti per aggiornare i numeri di telefono delle emergenze e degli apparati deputati, i ToS del servizio interrotto nell’Emergenza che è un momento che si spera non si dilati e soprattutto non acceleri fino all’impossibilità di telefonare, scrivere un’email, aprire quegli armadietti. La bolla di sicurezza della mia abitazione è stata interrotta: clienti previsti dovevano entrare. Una volta che la riunione è finita ho cominciato a pulire, per bene. Serve contro il Covid-19? No, forse no, non importa. Candeggina per i pavimenti e i sanitari del bagno di servizio, strofinare a fondo, pulire dove sembra pulito, acqua e ammoniaca per porte e finestre, tavolo da riunione con disinfettante, tutte le sedie, tutte le superfici, gli interruttori, le maniglie, ogni angolo. Prima, approfittando della luce come il predatore mammifero prospera e profitta della notte, sono uscito.

Sono già 6 settimane che non vado dal barbiere. Praticare il distanziamento sociale prima che sia socialmente accettabile ha dei costi, quello meno importante sono i capelli che esplodono sulle tempie e la nuca. La strategia ottimale di preparazione sarebbe stata tagliare tutti i capelli prima, confidare nella previsione dei mesi e dell’inevitabilità della diffusione globale ma ci sono delle resistenze al prevedere e persino all’inevitabile. Poi comincia l’adattamento che può essere più o meno traumatico in uno spettro ampio mainstream dominato dalla mente impreparata e in cui dall’altra parte la preparazione assoluta è pericolosamente vicina a categorie psichiatriche. L’altro ieri ho tagliato da solo i capelli. In bagno, lo specchio, la forbice che uso per la barba. In un altro tempo un’operazione del genere avrebbe qualcosa dell’autolesionismo, oggi è necessario, un atto senza alcun carico emotivo e colmo di tentativi patetici. Detto questo i miei capelli sono più lunghi a sinistra e ciuffi ribelli nelle zone d’ombra operative stabiliscono i limiti della mia capacità manuale e ricordano la bellezza della specializzazione che la civiltà garantisce.

Cicciobello e i suoi capelli irregolari e incivili, prima di pulire mezza casa, è andato al supermercato. Avevo una richiesta dai miei unici amati vicini, ho approfittato per aumentare le scorte di roba fresca e perfezionare la dotazione di biscotti e cioccolato rivelatasi incredibilmente insufficiente così come i limoni. Avevo soltanto 5 limoni per altri 5 giorni di lockdown, ero pronto a farne a meno. Cicciobello è il cocco delle cassiere, adesso protette da schermi di plexiglass montati magari di notte. Cosa fanno le limousine bianche nei garage di notte? Come si adattano le strutture essenziali in una pandemia? Ho comprato altri 84 euro di alimenti deperibili e non, roba non prioritaria ma di limitato peso e spazio. Le cassiere mi sorridono: il mio outfit di già parecchie settimane fa è il new normal. Sono rassicurante perché ho cominciato prima?

Cicciobello ha comprato anche delle sigarette. Dopo i primi due giorni a zero nicotina, Cicciobello per non violare i 10 giorni di lockdown autoimposti ha cominciato a rullarsi sigarette con i residui di tabacco dai posacenere abbandonati, poi anche recuperando altre cicche dall’inutilizzato sacco dell’indifferenziato. Cicciobello è molto bravo a fare l’indifferenziata che infatti consiste quasi esclusivamente di mozziconi di sigarette. Ho fatto lo scavenger. Boccheggiando per nicotina e tabacco sono passato da preparato a rovistatore nella spazzatura. In qualche modo è già successo, anni fa, senza soldi, sempre per delle sigarette, cercavo monete abbandonate nelle giacche fuori stagione o sotto il letto. Ho comprato solo 4 pacchetti. So che finiranno prima della fine del nuovo periodo di lockdown. Al momento ho 71 sigarette, ne accendo una adesso. Non è mancanza di pianificazione. Cicciobello ha abbastanza caffè, tè, carta igienica, prodotti per la casa e per l’igiene, fonti di vitamine e proteine, aspirine e anche assorbenti per i prossimi mesi. Se convivete con una donna i Sapiens comprano assorbenti extra senza che siano richiesti così come il dentifricio preferito, lo shampoo, magari i biscotti alla Nutella. Non è patriarcato o voglia del Sapiens di sentirsi utile e proteggere: fa parte della disciplina survivalista curarsi degli altri anche senza richieste. Prima i tuoi compagni e compagne, poi te stesso.

Cicciobello non sta ingrassando. L’allerta, pulire, flessioni, quell’eccitazione/preoccupazione che sale dallo stomaco brucia. Questa sensazione è confermata dalle bilance. 100 grammi di carboidrati sono il nuovo standard. Le porzioni di pasta e riso si sono ridotte così come quelle di pesce e carne. Il piatto pieno è diventato stranamente e in maniera spontanea soddisfacente, non servono doppie porzioni. Qualcosa che è arrivato senza pensarci e di cui Cicciobello si è stupito. Deve essere qualcosa del razionare, un’idea di sottofondo che viene dalle stesse parti che fanno pensare di cercare tabacco residuo dove rimasto.

Cicciobello ha un nuovo termine per la fine del Lockdown: 1 Aprile.

Dormo bene, in una maniera che ho già provato.

Non ho dormito durante l’eruzione dell’Eyjafjallajökull -copy, paste- e fino al famoso volo su un’Europa senza aerei per testare l’impatto della cenere vulcanica sui motori e le turbine. Come me tour operator, personale di volo, assicuratori e riassicuratori molto probabilmente non hanno dormito e migliaia di persone bloccate in aeroporti, alberghi, case vacanza. Un’emergenza si stava tramutando in una catastrofe economica e lo spettro del Collasso aleggiava. Poi il sonno coloratissimo della mente che ordina e rielabora.

Non ho quasi dormito per settimane, quelle prima e durante l’intervento NATO in Libia. Villaggi turistici chiusi per la pausa invernale, alberghi in disuso, agriturismi in Sicilia e in Puglia venivano riaperti e trasformati in strutture funzionali autosufficienti per le crew di volo impegnate nel supporto alla primavera libica contro Gheddafi. Lockdown dettati dai tempi di riposo post-missione, dalle norme di sicurezza, macchine logistiche a supporto del turismo estivo riconvertite in poche ore allo sforzo bellico. Cicciobello era un’altra persona. Frenesia, pressione, efficienza h24, ora/lavoro espansa a dare senso ai minuti, eccitazione e insieme una forma di senso di colpa. Ancora sogni vivi, disturbati ma in un sonno profondo, quello di altre generazioni forse.

Le sigarette fino a giorno 1 Aprile adesso sono 69.

Quello che era già Cicciobello altri anni fa in Zimbabwe riconobbe nella sparizione dai negozietti di campagna prima della Coca Cola, poi ancora della carta igienica e infine di sigarette Madison, i segni prodromici del Collasso. Non volevo assistere ad altre sparizioni, era il momento di abbandonare la nave. A qualunque costo e nonostante le rassicurazioni. Pickup carichi di magliette rosse, pickup di magliette nere non furono sufficienti per un’azione radicale esecutiva come “mollare tutto”, le sparizioni e i sogni sì.

Leggere i segni e distinguere la qualità dei sogni adesso. Un’idea di Meschiari. Politica, che ritorna, che elaboro e vivo come un momento di lucidità.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

Le coordinate vanno date ora. Come ogni roba che qui si elabora, si prova a diffondere, anche questa ha solide indicazioni culturali, letterarie, antropologiche.

… non i sogni degli ottimisti delle esternalità, dei sognatori lucidissimi che spargono motivazionali del Fin qui tutto bene mentre la caduta libera e il collasso sono già cominciati. Quelli che tengono su le saracinesche, che hanno bisogno delle allerte di ambasciata per fare sacrifici, che annaspano in cerca di scuse per continuare a vivere, pensare e sognare come se nulla fosse e niente cambi mai. Queste forze eteronome parlano dei ritorni alla normalità in uno standard del normale che è una fiction al servizio di sistemi estrattivi, forse una volta prosperi, adesso ridotti a scavenging perché dipendenti da tossicità sistemiche, ogni cosa, scuse e gli ultimi mezzi inerziali al servizio ultimo per non essere radicali. Questi movimenti del sistema sono stati pericolosi, diseducativi, ai primi cluster di Covid-19. The show, quello ad esempio della “movida del libro”, doveva fermarsi prima. Sono un pericolo ancora più grave per il dopo. La mente impreparata sta già filtrando e riordinando la scala delle necessità, lo sta facendo giornalmente, al lavoro, al supermercato, mentre legge con difficoltà, e lo sta facendo nei sogni da catastrofe in corso. Alcuni stanno, non Cicciobello, scrivendo quello che è degno di essere scritto nell’Antropocene come era delle Catastrofi.

Questa che stiamo vivendo non è una catastrofe naturale, il naturale è cancellato dalle nostre vite, in cucina, per strada. Il nuovo Coronavirus è un evento catastrofico dell’Antropocene, questo e altri vanno elaborati…

… ma certi libri vanno scritti prima, prodotti di istanze immaginifiche autentiche. È inutile e pericoloso scappare da una città al collasso quando è già cominciato. Il Bug out tardivo fa solo danni, è una fuga disperata in buzzword. Le parole giuste al momento giusto, nonostante il sistema.

Storie della Grande estinzione, TINA, edito da Aguaplano, procede. Attendiamo il layout e rispetterà lo spirito di TINA e le funzioni culturali di cui si compone questo libro complesso. Nel piano d’uscita per il 14 maggio già discutevamo della cancellazione del Salone del Libro. Si farà tra molte settimane, molti mesi, questo Salone dell’Antropocene Manifesto.

Se c’era il rischio di un Antropocene come chiacchiera, pieno di poser culturali, menti furbissime ma inutili pronte a riciclarsi sul tema, tra molti mesi in questa camminata nel deserto culturale prossimo alla wasteland, queste voci inutili spariranno. Non avevano nulla da dire con i loro libri prima, scimmiottano sui social adesso, potrebbero essere riconosciuti dal sistema al collasso che li ha fabbricati come superflui. In questo blog le voci del romanzo borghese, dei sottotesti neoliberisti, quelle dell’ego letterario-vestito, più che inutili sono sempre state considerate pericolose. Nel pianeta che si riscalda, nell’era delle Catastrofi queste narrazioni di perturbanti nani, rassicuranti, colorate ma di pezze vecchie e riciclate non hanno svolto nessuna delle funzioni rilevanti della narrativa e della letteratura: Testimonianza, Allarme, Informazione, Immaginario.

Ogni giorno che passa il crunch quantitativo della produzione narrativa e letteraria italiana si farà più duro. Preparare un day after qualitativo migliore, fondato sugli standard critici del Romanzo dell’Antropocene, è di massima importanza. Ancora uno spoiler: non ci sarà alcun dopo. Superata l’emergenza l’Antropocene rimarrà, con i suoi cigni grigi e demoni in attesa. Siamo nel mondo di continenti in fiamme, dei numeri catastrofici e il non umano dello strategico.

14 giorni di Lockdown per Cicciobello. – 15 giorni.

Certi racconti personali sono stati scritti per provare a espellere un malessere emotivo che condivido con Meschiari e con pochi altri. Avremmo dovuto fare di più, dire meglio, con più chiarezza, lottare davvero per far uscire certi romanzi e certi libri, fare più compromessi e nessun compromesso, avvisare amici e amiche, prepararli. Il pericolo maggiore non è stato il panico ma la litania infame del business as usual.

Aggiungo che dovrei/vorrei essere con la mia famiglia a rassicurare, non che ne abbiano bisogno, a coordinare le operazioni, e anche di questo non hanno bisogno. Rischiare io e basta. Whatever.

Leggo il Corpo dell’Antropocene, ho iniziato un libro per il contenimento e contro il romanzo dell’Età dei Sentimenti, L.O.V.E., di Giancarlo Liviano d’Arcangelo che è un editoriale ma sa scrivere. Cicciobello ama i libroni non banali.

A breve un’altra puntata della serie d’analisi narratologica su La Strada di McCarthy con una firma che qui amiamo tanto e seguiamo con grande rispetto. Ne faremo davvero 10 puntate, detto e ripetuto.

Jacopo Ninni sta scrivendo una roba sul survivalismo che vogliamo leggere.

Abbiamo bisogno di Infinite Resignation di Eugene Thacker. Credo che Kulesko lo stia traducendo.

A breve posterò un brano significativo di Kosmos, romanzo inedito di MM Matteo Meschiari. Con significativo intendo utile, adesso. Nella finestra d’opportunità che verrà aperta se l’apriamo le possitopie come quelle meschiariane sono scene d’immaginario fruttifere, per il lettore, per chi ha perso la grande cecità, per chi sogna adesso nelle giornate di contenimento.

Aspettiamo Il libro sulle catastrofi di Effequ. Ero curioso prima, ora di più.

In lettura qualificata in giro ma lo spirito del postare Arca III Alfa, pandemic novel che Cicciobello ha scritto nel 2018, è rimasto: una lettura utile, tecniche e trappole narrative del survivalismo. A breve, tra poche ore forse, sarà di nuovo online. Cosa intercetta, cosa suggerisce è sufficiente vendetta, per ora.

A breve un pezzo sul Basilisco dell’Antropocene o come nell’era del permanent record le stupidaggini, le furberie da marketing culturale, il fugazi letterario, le giravolte degli scrittori senza possibili libri in uscita sono indegne di un ambiente intellettuale.

A breve DRAUMAR ovvero come i sogni si ribellano all’eteronomia immaginifica durante il Contagio.

Siamo a zero incidenti da sempre, intercettiamo le parole chiave e i temi, continuiamo.

Nel contenimento: attivi, antifragili, in allerta.

Fiction is action.

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