I Clonati

Sono arrivati. Sono i cloni di sé stessi. L’unico trucco che hanno escogitato per saltare oltre la faglia della storia è stato replicare ciò che erano. Replicare le facce, le strategie, gli escamotage economici.

Negano l’accaduto e l’accadente perché è l’unico modo per sdoganarsi, per ricordarci la loro esistenza, perché se il contorno, lo sfondo, l’atmosfera restano “come sempre” allora forse non ci accorgeremo del fatto che loro, per adattarsi da gattopardi al nuovo, sono rimasti gli stessi di prima.

Dirette in rete di editoriali frequentate da editoriali in cui il sottotitolo in scorrimento è “tranquilli, noi siamo vivi, e voi amici?”. Pamphlet last minute che saccheggiano un po’ la rete un po’ quei quattro titoli che contano e vengono venduti “eroicamente” nelle edicole. Direttori e subdirettori di scuole di scrittura che usano la parola “Antropocene” come un incantesimo alla Harry Potter. Saloni e festival da remoto con quattro facce a buon mercato che anche se non hanno niente da dire ci dicono “tranquilli, noi siamo vivi, e voi amici?”.

Senza riserve strategiche finanziare e immaginifiche riproporranno le storie di nonne e nonni andati sui monti per combattere l’invasore. Qualunque cosa pur di non dire che non ci sono montagne sicure durante un collasso, che nessun rifugio può esistere nella negazione dell’impatto dell’Antropocene in ogni dimensione dell’umano.

Eccoli. I volti di un tempo passato (strumenti per la profezia autoadempiente dell’Italiano che non sa più leggere quindi è il momento del pensiero semplice e poi del pensierino, la comoda gabbia del rassicurante emotivo degli ultimi rétro) ci tengono a tornare. Stanno strabordando in rete, sgomitano per lasciare un’immagine di sé mentre il Paese è in pieno trauma. Provano a rimanere impressi almeno come personaggi, cosa che non è successa ai personaggi dell’Età dei sentimenti dei loro mille romanzi uguali.

I Clonati sono una specie opportunista, interstiziale, senza talento e senza idee, ma che è arrivata ai quaranta-cinquant’anni imparando a fare una cosa che in natura è assolutamente normale: rubare, riusare, raschiare.

Nelle catastrofi sanno sempre come sopravvivere, perché non prendono mai una posizione politica ed estetica degna di questo nome. Uomini e donne per tutte le stagioni, stagione unica del pensiero medio-mediocre. Quando arrivano i rastrellamenti si voltano dall’altra parte dicendo “sì ma se mi prendono come posso fare la resistenza dal salotto di nonna?”. E, quando è il momento di inventare qualcosa, aspettano che sia qualcun altro a farlo e, criticandolo, gli tolgono la seggiola di sotto.

Li conoscete benissimo, i Clonati.

Sono i Baricco, i Giordano, i bianconigli mediatici. Sono format vuoti dunque adattabilissimi, una specie infestante camuffata da dominante. Sono quelli dell’infausto e catastrofico #XXXXnonsiferma, quelli del riapriamo subito, è un incidente, è cronaca.

Sono il 50% dei vostri contatti nel mondo del libro. Sono editori che fanno le marce a pugno chiuso e poi licenziano l’impiegato per continuare a garantirsi uno standard di vita con piscina e barbecue. Sono scrittori dell’inutile con la lingua che sa di lucido da scarpe. Sono faccendieri del rendez-vous, blogger compiacenti, critici della domenica, giornalai a gratis. Sono quelli che non hanno mai studiato ma hanno investito denari in cene di lavoro e agende di indirizzi utili.

Li conoscete bene, li conoscete tutti, ma visto che ognuno si aspetta qualcosa da qualcuno, ad esempio libri gratis e lavoretti, avete fatto finta di niente.

Da giugno 2019 LGE ha provato ad avviare una riflessione pubblica su alcune parole chiave: Antropocene, Collasso, Sopravvivenza, Romanzo diffuso. Queste parole, per un caso che non è un caso ma che era stato previsto negli scenari, sono diventate il nostro quotidiano. Fino a ieri gli editori, gli scrittori, gli editoriali della macchina neoliberista esistevano come può esistere tutto e il contrario di tutto, in una bolla anomala, pompata, illusoria. Ora la bolla è scoppiata. Rimpiangendo quelle fragili pareti di sapone, i Clonati sperano di evocarle ancora, chiamano cloni e aspiranti cloni a raccolta, nella speranza che reggano il nulla ancora per un po’.

Produzione da mitiche cene con editoriali o illuminanti incontri a un festival letterario, sono la facciata rassicurante del collasso dietro le quinte. Preparano il dopo, con sistemi inerziali di uffici stampa mal pagati, non pagati, spremono ultime energie per investirle nella riproposizione di un modulo antiquato. Preparano un dopo vacuo e tossico, convinti che le teste dure ma vuote accettino un altro colpetto dopo le brillanti e colorate mazzate ricevute nel passato. Colpo dopo colpo sul lettore medio, stordito e istupidito, addobbano di fiocchetti rosa la speranza di farci dimenticare le “pile di corpi” e un disastro sociale e culturale dopo l’altro.

Eppure è evidente. L’economia del libro è al collasso. Babbo Natale non verrà a salvare nessuno. La riforma del mercato del libro è appena entrata in vigore, basterà? O un altro lobbismo per un miracoloso socialismo salvifico sarà necessario? Nel sogno infranto dei colorati inessenziali, qualcuno si salverà. Chi? I Clonati. Perché i Clonati, sapendo perfettamente di essere alla canna del gas, hanno adottato l’unica tattica di sopravvivenza che in carenza di intelligenza creativa potevano escogitare: negare la realtà e propugnare il business as usual.

Così sono carini. Sono rassicuranti. Sono moderati. E lavorano per ridipingere il palco, ma non ci raccontano che la cassa integrazione sarà solo per i dipendenti regolarmente assunti. Non ci raccontano che faranno a meno del 50% di editor, correttori di bozze, grafici, uffici stampa con partita IVA o in nero. Vedremo insomma le solite due o tre facce sorridenti, ma dietro di loro lasceranno i cadaveri.

Ancora. Non ci raccontano che sono a corto di idee perché per vent’anni non si sono degnati di entrare in connessione con il flusso informativo dei tempi. Il loro prodotto, letteratura narrativa saggistica, è diventato small talk e inside joke, è un crasso intrattenimento. Non ci raccontano che ancora una volta, come già avvenuto nel 2008, proveranno a scaricare i costi della crisi su librai e lettori. Ma i consumatori del libro vorranno ancora pupazzi e marionette, lazzi e semplicità, provincia e corna?

I Clonati e le schiere serventi, invece, ci raccontano che i libri sono belli, che aiuteranno i librai, che verranno incontro ai lettori regalando PDF, ci raccontano che tutto è solo rimandato. Parlano di fabbriche della cultura, “farmacie dello spirito”, frasi graziose nel sogno del salvataggio di stato. E forse, forse, hanno ragione. Ma noi, dopo mesi di discussione aspra e onesta, dopo condivisione a gratis di idee operative e coordinate di analisi, abbiamo un legittimo dubbio.

Varrà la pena continuare ad ascoltarli? Varrà la pena trattarli alla pari e non come criminali che hanno rallentato per insipienza o ostacolato con malafede una presa di coscienza collettiva? Varrà la pena scendere a patti con loro per pubblicare un romanzo nel cassetto? Il mondo è dotato di vie molto più serie per restituire alla cultura il ruolo guida che deve avere nei momenti di crisi. Ci sono gli scrittori, ad esempio, e gli scrittori sono antifragili, una qualità acquisita nella demolizione della complessità del pianeta in pieno Antropocene.

Dunque per noi è chiara una cosa: dobbiamo tagliare i ponti, bruciare le barche. Altri navighino a vista, ma molti scafi, che andavano rinforzati prima dell’ultima falla, stanno affondando. Voi dove vorreste stare?

Fiction is action.

MM AV

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