Cicciobello in lockdown #3: il Contesto in Bariccoland

Adesso cammino per casa a piedi nudi. Ho finito il Corpo dell’Antropocene di Vybarr Cregan-Reid, recuperato in libreria qualche settimana fa. Le settimane passate sono in realtà parecchie. Discutevo con i miei nuovi librai preferiti a distanza enorme, tre metri. So che erano circa tre metri perché settimane prima ancora mi ero esercitato a tenere le distanze. Erano le settimane dei primi casi “importati”, il momento giusto per cominciare a esercitarsi: i piani sono buoni, l’addestramento è tutto. Era il periodo del “pazzo”: quello sicuro dell’arrivo dei focolai da paziente 1, quello che non prende l’ascensore con altri, che si allontana dalla cassa del supermercato, che saluta con la mano ad almeno due metri di distanza, mascherina in tasca, l’unico con i guanti. I guanti servivano, servono per non toccarmi la faccia. Camminare a piedi nudi serve.

Una settimana del pazzo, la prima, che ricordo come la più dura. Una sigaretta ogni cinque minuti, molte chiamate a una madre che, con un vero mindset survivalista, ha analizzato le parole del pazzo e ha deciso di prepararsi prima, la voglia di dire che la merda stava arrivando, un pezzo per il blog quando ancora le mascherine erano a meno di un euro l’una. Era il momento della Spesa Uno: legumi, tonno, riso, disinfettante. 2000 calorie al giorno per due persone per trenta giorni. Ho – ancora – circa 200 aspirine. Gennaio, adesso siamo a Marzo e non devo seguire il dibattito su Ibuprofene sì/no. Sarò stato fortunato oppure, come al solito, ho letto e studiato bene.

Ho alcune immagini non ricorrenti ma proprio endemiche nella mia neocorteccia. Un dialogo nel film Contagion tra Kate Winslet e un tipo del CDC che si lamenta della moglie che lo costringe a spogliarsi e pulirsi in garage prima di entrare in casa. I borghesi che escono a cacciare in Kosmos di Meschiari. Un cadavere in una stazione di servizio in Sottomissione di Houellebecq.

“Noi siamo gli unici tra le specie, perché non abbiamo aspettato che l’evoluzione ci fornisse gli strumenti giusti per svolgere il lavoro, ma abbiamo ribaltato il processo grazie alla nostra capacità cognitiva” scrive Vybarr Cregan-Reid.

Ricordo in metropolitana, a Milano, una ragazza al telefono: “Non sai che scene patetiche che sto vedendo. Gente proprio ridicola.” Metà febbraio, l’uomo ridicolo di cui parla la donna con accento meridionale sono io. Porto guanti, una Ffp1, un cappello calato sulla fronte, auricolari. In altri tempi l’avrei imbruttita. Ricordo qualcosa della sua gonna, forse la transizione della ragazza in vera milanese si è interrotta. Spero sia al sicuro, non è bello quando imbruttisco qualcun* ma era già il momento di non imbruttire la gente, aumentare la tensione e lo stress. Tocca ripensare a quei giorni: la banda del pensiero cominciava a essere turbata, il trauma era in arrivo, il trauma era già in corso anche per la mente impreparata che sentiva l’inevitabile. Uno sguardo veloce a questo libro potrebbe non essere sbagliato

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In quei giorni Cicciobello valutava di acquistare teli di plastica e il necessario per una doccia mobile da installare all’ingresso. Non ha proseguito nella fase operativa. Fumava e valutava idee, soppesava rischi e impegno necessario. Sovrastimando il rischio e ignorando il “mi costa troppa fatica/risorse” come approccio. Fine dello sfogo/rielaborazione o forse no.

Sto sognando moltissimo, la mia capacità di lettura/analisi sta tornando potente.

Qualche giorno fa emergenza in casa: la porta del bagno principale non si apriva. Era già da qualche tempo che quella serratura faceva gli scherzi, un modello vecchio risalente alla costruzione del palazzo nell’età dell’oro dell’edilizia. Abbiamo chiamato un fabbro per riaprire la porta forzandola. Forse è meglio cambiarla tutta la porta, ha detto il tipo. Ha anche aggiunto, più volte e più di una volta era già troppo, di non essere contagiato. Forse era infastidito dalla mia distanza di sicurezza: lui a lavorare, io all’ingresso. Sudava, ero rosso in volto, portava una mascherina davvero poco valida e continuava a toglierla. Dopo un’ora riesce ad aprire la porta, smonta la maniglia, saluta. In quindici minuti ho pulito con olio di gomito e candeggina pavimenti e superfici del bagno e del percorso fatto per entrare e uscire.

Penso che quelli che guardano film catastrofici o apocalittici o quella roba là sono proprio quelli che fremono per uscire, che fino a qualche giorno fa non si proteggevano e così le loro famiglie, quelli che guardavano Virus letale su Italia Uno. È un film per loro, non per nulla qualche intellettuale e scrittrice, bianconigli della destra o della sinistra rafaniello, parlavano di cosplay, e probabilmente hanno causato danni e sollecitato imprudenze nella popolazione generale di menti impreparate.

Sono parecchie settimane che, tornato a casa, Cicciobello disinfetta attentamente bancomat, monete, chiavi, cellulare, auricolare. Non disinfetta le bottiglie d’acqua, ha un sistema di cassette da cui prende le bottiglie che sono in dispensa da più tempo, lasciando passare una settimana tra l’acquisto e l’utilizzo. Elimina il packaging dove possibile, il resto lo disinfetta. Cicciobello non ha bisogno che qualcuno dica che questo protocollo sia utile come non ha aspettato la decisione dell’OMS o di un qualche comitato di saggi per proteggere le vie respiratorie nei luoghi chiusi o sui mezzi pubblici. Il Covid-19 è un cazzo di virus che attacca i polmoni, non è lo Spirito Santo ma forse è Pazuzu, il demone dell’aria.

Sono uscito tre volte da giorno 17 marzo. Sono andato al distributore automatico in modalità Grande Lebowski: Birkenstock che sembrano essere state mangiate da dei cani, pantaloncini corti con varie macchie, massima protezione, città vuota.

Spesa e sigarette. No, non sono riuscito a smettere di fumare per niente. Prevedo di uscire di nuovo giorno 14 aprile. Ho ordinato a domicilio due volte pizza e… una volta sushi. Probabilmente non lo farò più. Era la prima volta che ordinavo su Deliveroo. L’addetto era terrorizzato nonostante fossi sceso con la mascherina. Sì, si muove in questo mondo, di sera, è prudente ma aveva davvero paura, parola che viene scritta spesso ma che è raro provare.

Per 15 giorni non ho comprato acqua minerale. Ho una decina di bottiglie vuote e una discreta scorta di piene. Le bottiglie vuote e la candeggina sono per un worst case scenario che non prevedo come realizzabile però le ho, pronte, da parte, l’ho già detto. Calcolo due bottiglie d’acqua al giorno. Devo avere una scorta di acqua minerale per almeno 10 giorni. Non ho una macchina e sono contento di aver temporeggiato per acquistarla. Una rata che sono contento di non avere. Questo vuol dire che l’ultima spesa, 54 euro, è stato un trascinarsi 20 bottiglie d’acqua da un litro e mezzo ognuna per circa un chilometro. Ho usato un carrellino, quello che usano i vecchi, uno che non pensavo di usare mai, un mai che in realtà è un quando tra qualche decina d’anni e dolori alla schiena da vita sedentaria antropocenica.

C’è in corso una serie di gare inutili anche se in realtà lo sport è uno solo. Sono esercizi liberi sul disprezzo per i vecchi, sulle modalità di contenimento creative tipo “se non ci sono casi a Vattelapesca perché chiudere Vattelapesca”, quelli delle morti per coronavirus o con coronavirus, I militari per le strade, i numeri del contagio che scendono e salgono che dicono “statistica”, suonano come aritimetica mentre è il regno dello stocastico, sull’utilità delle protezioni facciali – mascherine -, se il virus è aerobico (vd. Pazuzu) o meno, quella sul rischio dittatura-decretazione d’emergenza-società di controllo. Come dice Taleb Intellettual Yet Idiot. Un esercito di coglioni rinchiusi in casa con competenze, capacità artistiche, talenti e repertori concettuali il cui valore è in crollo verticale. Medici si ritrovano a lavorare in uno scenario per cui non sono stati preparati, soldati raccolgono cadaveri nelle città, la popolazione non è stata informata davvero sui tempi ragionevoli del contenimento mentre Wuhan torna in lockdown così come Hong Kong e bastano parole come riapertura, ritorno alla normalità, nuova fase, per far tornare la gente per strada. “Nel contagio la scienza ci ha deluso. Volevamo certezze e abbiamo trovato delle opinioni” ha scritto Paolo Giordano dimostrando di non sapere cos’è la scienza e che il collasso era già in corso prima del Covid-19. Neanche nell’era del permanent record i nostri intellettuali, soprattutto sui social per fortuna e sfortuna, sono riusciti a praticare una disciplina delle opinioni, un’igiene delle tematiche. Rimarranno le banalità, le gare a elaborare la fesseria più arguta. Questo mentre era il loro compito fornire testimonianza, usare capacità social per informare. Le coglionate scritte e dette rimarranno, con o senza il pubblico di lettori incapaci di elaborare contesto, il pubblico di riferimento di addicted all’acquisto di libri che il sistema editoriale ha targettizzato e alimentato, quel tipo di lettore e lettrice che adesso, ancora, nonostante tutto, chiede che le librerie vengano riaperte. Tutte le dipendenze sono fragilità, tutte le dipendenze vengono create. Chi ha scritto ed escogitato l’espressione “farmacie dell’anima” è una mente lucida quanto antiumana che parla a una minoranza nella minoranza dei lettori, quelli per cui il libro è diventato necessario, qualunque cosa contenga. Consumatori tossici. Tornando sugli intellettuali prodotti dal sistema editoriale: di Murgia su Battiato ne avremo ancora e ancora. Incapaci di dire qualcosa di significativo, di elaborare parole chiave, sopravvissuti grazie alla minoranza della minoranza dei lettori, i clonati daranno il meglio di sé ovvero il peggio, annaspando per attenzione nel collasso.

Mi spiace che qualche vecchio letterato rispettabile e rispettato abbia trovato certi pezzi di questo blog offensivi, da rivoltosi (?!?) ma fotte sega dell’opinione dei sensibili di talento di questa casta raccogliticcia degli intellettuali. Continueremo a chiamarli intellettuals yet idiots. La fuffa è svelata, datevi pace: non avete le parole per descrivere l’Era della Catastrofe, non avete capito ieri di vivere nell’Antropocene, non riuscirete ad aggiornarvi domani. Il fugazi protetto e alimentato adesso è colpito dal Collasso, gli anticorpi di un po’ di letteratura, un po’ di amicizie, pubblicare gli amici e le amiche sono un software inadeguato. Non è una tosse ma una tempesta di citochine: rimestare nel vecchio farà morire il sistema. Ne riparleremo tra qualche mese, forse. Io con Cicciobello e alcuni autori e autrici di questo blog, parliamo con l’autorità di chi azzecca, intercetta. Della letteratura come hobby non frega più niente a nessuno.

Ho sentito una signora anziana rimproverare una donna e una bambina, in tuta, che camminavano nel parco. Cicciobello ha pensato di intervenire e imbruttire la signora ma non è il momento di imbruttire la gente, tutti i momenti si dilatano.

Da dieci giorni sto mangiando schifezze. Sapevo che Cicciobello sarebbe arrivato prima di essere Cicciobello. La quantità di M&Ms, patatine, Ritter sport bianco che ho consumato è il premio che Cicciobello si merita per le settimane del pazzo, quelle della preparazione delle dispense, delle cassette di risorse extra d’acqua, di prodotti per l’igiene personale e delle schifezze zuccherine e grassi, del sostegno dato ad amici e sconosciuti. Alcuni sapevano dove trovare le parole giuste. La disciplina da lockdown si sta allentando. Pulisco parti della casa quasi ogni giorno mentre doveva essere ogni giorno. Non faccio flessioni da dieci giorni. Cicciobello si rilasserà oggi, lunedì dieta e calendario di esercizi e pulizie. Sto lavorando di più, elaboro freezing, piani di rientro, comparo le clausole di stato di necessità. Durerà ancora per qualche settimana poi si vedrà. Il premio per l’inattività sarà perdere qualche chilo, rinunciare alle dipendenze tossiche, almeno per qualche settimana.

Cicciobello tra un po’ prepara un altro tipo di chiusura. Ho un catastrofico da scrivere: voglio mostrare stocastico e inferenza bayesiana in una trama, uno svolgimento, in immagini.

Cicciobello non da consigli che non esegue, per cui non paga. Vede gli intellettuali pregare per aiuto e aiuti, di qualunque tipo. Era il momento di imparare a cacciare foche, quel sistema su cui fare cocktail era il Titanic appena uscito dal porto. L’helicopter money non arriva così come le mascherine gratis o a un euro, you fools. Chi sceglie la fragilità poi non se ne lamenti.

Avete voluto Bariccoland e una netta separazione tra letterario e scientifico, dato la parola agli incapaci, i deboli, al grazioso. Piango i singoli, per nulla il sistema. Il Collasso colpisce tutti, contratti stabiliti come i futuri, fufferatura come la roba seria. Per questo chi gioisce del Collasso o è un coglione o uno scrittorino o un fascistello quindi probabilmente un grande autore o autrice italian*. Storie della Grande Estinzione, un libro complesso, un “manuale di sopravvivenza narratologico”, edito da Aguaplano, non uscirà per la data prevista. Uscirà, dopo. Sarà altrettanto utile e capace? Secondo me sì, eccome.

Cicciobello parla al telefono con uno scrittore la cui compagna sta partorendo in queste ore. Mi dice “e adesso di cosa si scrive?”. Avrei dovuto rispondere “come Marco Lupo, con le possitopie di Meschiari”. Ho soltanto ghignato. Cloni, scavenger, disperati affolleranno, lo stanno già facendo via mail. Vogliono un posto sulla scialuppa, così, per quello che hanno da dire o hanno detto ovvero quasi niente e niente. L’Ultrafuffa e il Romanzo dell’Antropocene si contenderanno l’attenzione di un pubblico, traumatizzato, in sofferenze varie, scosso nella routine dei consumi. Aspettiamo tanti Cognettoidi che ci spiegheranno dal salotto borghese, dopo le montagne ma da milanesi, anche il collasso. C’è una possitopia reale, effettiva, da realizzare. Tocca fare le scommesse giuste, lo vuole il Basilisco.

“Non hai comprato abbastanza Red Bull”, si lamenta Cicciobello. “Come pensi di metterti a scrivere?”

Devo recensire Acque nere della mia amata Oates. Dopo qualche mese, impegnato con TINA, torno a recensire. Mi è andata bene, con la Oates. Deve esserci il deserto immaginifico nel giallo e nel thriller ma ecco, c’era già prima.

Naviga a vista chi non sa come si fa una mappa. Rischiando, sbagliando, per tentativi, con onore e coraggio.

Quindi nuova data nel lockdown: -14 giorni.

Zero incidenti dal giorno X.

È il senso della Fine che si è realizzato, baby.

Fiction is action.

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