Fine di Ottobre

L’estate della Piccola illusione si è conclusa, la fine di ottobre -Lawrence Wright qui in Italia qualcuno davvero ti pensa-, è arrivata.

Sarà uno “scenario rosa” come dice Taleb, in uno svolgimento comunque tragico. La possibilità che il colore a gennaio fosse diverso era reale. L’esercizio di immaginare il peggio, -spera per il meglio, preparati al peggio- è sempre utile. Siamo stati fortunati anche se qualcuno potrebbe lamentarsi che questa fortuna non è stata abbastanza.

Ieri una persona mi ha chiesto se “moriremo tutti”. Per alcuni è una battuta, anche fondata, magari scaramantica. Per altri ancora è un’ansia che permea le pareti di casa e i gesti una volta quotidiani nell’andare al lavoro. No, è la risposta ovvia. Eppure l’immagine di questa specie di morte mi è stata riferita, esiste e va affrontata. Forse ci sono un paio di esercizi per mitigarla.

Nelle prossime settimane una possibilità si potrebbe realizzare nello scenario: quella del you are on your own. Forse è il momento di organizzare la propria casa, sicuramente è il momento di immaginare cosa fare se. Da soli, ammalati o con un malato non grave da accudire per qualche giorno o qualche settimana mentre il sistema sanitario si occupa dei casi più gravi. Pensate di avere sintomi, avete i sintomi o forse non siete voi a stare male ma una persona con cui abitate. Potrebbe essere difficile, nell’elaborazione all’interno del cranio, definire se si è solo influenzati. Farsi testare per il Covid potrebbe essere un’impresa e potreste non sapere, avere la sicurezza, di essere contagiati pur con i sintomi ormai famosi. Tra qualche giorno starete bene, siete nel percentile enorme di coloro che non hanno bisogno di andare in ospedale. L’ospedale, andare lì, in ogni caso è davvero una scelta da ponderare. Il medico di famiglia è oberato. Lo era già prima con centinaia e centinaia di pazienti. Siete da soli. Ecco l’esercizio, uno che sfrutta quella grande e ancora ineguagliata capacità di elaborazione olografica di cui il cervello dispone, il buon raziocinio humiano. Dove dormirà il mio compagno o la mia compagna nel caso stia male? Immagina la stanza, il divano dove tu, sano e sana, dormirai. Hai abbastanza asciugamani pronti, abbastanza lenzuola? Lenzuola e asciugamani sono pronti e non quasi nascosti dentro un armadio, nello scaffale dimenticato che si esplora solo magari nei cambi di stagione? Hai tutto il necessario per mangiare e bere in casa, così da passare l’isolamento ragionevole e volontario senza dover uscire? Ora non è il momento per rimanere senza caffé e non è il momento di privarsene, di acuire un senso di penuria al cervello da sapiens. Probabilmente nessuno nelle prossime settimane avrà il tempo di dare la “consegna” della quarantena fiduciaria. Il bancomat è lontano, meglio era vicino quando ci si recava al lavoro: ci sono abbastanza contanti in casa? Una o più persone con cui abiti potrebbe avere bisogno della tua assistenza. Ci sono sufficienti mascherine chirurgiche per il malato da assistere in casa? Sai dove si trova un cestino anche di fortuna dove buttarle? Un cesto alternativo per la biancheria?

Ordinare, anche soltanto mentalmente, le aree della casa, ricordare dove trovare e posizionare quello che potrebbe essere utile è una forma di autoaddestramento. Potrebbe non succedere, potreste essere voi ad aver bisogno di un minimo di assistenza. Ecco che la preparazione all’evento, così come avere abbastanza scorte per un un paio di settimane, risponde a qualcosa di profondo nella mente del sapiens. Superate le resistenze più o meno irrazionali, apotropaiche o meno, allestire un angolo dimenticato della casa con quello che potrebbe essere utile, sperando che non lo sia, sono azioni intanto contro l’ansia e la paura. Superato il fastidio di pensare i propri cari ammalati c’è un premio: un senso di pace. Il pensare, l’immaginare non può competere con il fare, l’adoperarsi, ma è già tanto. Molte cose non possono essere controllate, alcune invece sì.

Un pensiero riguardo “Fine di Ottobre

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