No, Roy Campbell non è Aragorn

Bisognerebbe farlo sempre, cominciare dai fatti, studiare le fonti:

Ho notato uno strano uomo alto e magro, mezzo in caki mezzo in borghese con un cappello a tesa larga, occhi vivaci e naso aquilino che sedeva in un angolo. Gli altri gli davano le spalle, ma io potevo vedere dai suoi occhi che si stava interessando alla conversazione del tutto diversa dal solito stupore del pubblico inglese (e americano) alla presenza dei Lewis (e mia) in un pub. Era come Trotter al “Prancing Pony”, una situazione molto simile. All’improvviso si è intromesso, con uno strano accento difficile da collocare, avanzando alcune tesi su Wordsworth. Nel giro di pochi secondi si rivelò per Roy Campbell (del Flowering Rifle e del Flaming Terrapin).

(Lettera a Christopher Tolkien, 6 ottobre 1944, in J.R.R. Tolkien, La realtà in trasparenza. Lettere 1914-1973, Rusconi 1990, p. 110, traduzione di Cristina De Grandis)

Tolkien descrive al figlio il suo incontro al pub Eagle and Child di Oxford con il poeta sudafricano Roy Campbell assieme a Charles Williams, C.S. Lewis e Warren Lewis. Nella lettera traspare un’evidente fascinazione, e più avanti ritorna il riferimento al personaggio de Il Signore degli Anelli:

Una finestra aperta su un mondo selvaggio, tuttavia l’uomo è gentile, modesto e caritatevole. Mi ha interessato soprattutto venire a sapere che questo vecchio Trotter segnato dalla guerra, zoppicante per una ferita recente, ha nove anni meno di me. (ivi, p. 111)

Tolkien riassume a Christopher alcune delle peripezie “picaresche” di Campbell, dalla lotta con la milizia franchista fino al servizio nell’esercito britannico e fa alcune interessanti osservazioni critiche, decisamente di destra, contro gli intellettuali della sinistra radical chic e la propaganda antifranchista. In breve Campbell, fascista e cattolico, gli sta simpatico, gli piacerebbe rivederlo, ma la sua duplice apparizione, all’Eagle and Child e poi al Magdalen College, si ferma qui, e potrebbe bastare per archiviare l’aneddoto tra i tanti aneddoti che circondano Tolkien. Certo, il riferimento a Trotter è rilevante: Trotter è il nome del personaggio che, in una prima redazione de Il Signore degli Anelli, diventerà Strider, cioè Aragorn (all’inizio addirittura uno hobbit). Nella lettera del 1944 Tolkien evoca l’analogia della “situazione” alla taverna di Brea: un pub, uno sconosciuto che si nasconde sotto un cappello, ammaccato dalla vita, rovinato dalle intemperie, misterioso, affascinante, che si intromette da estraneo in una conversazione. Solo forzando le cose in direzioni molto improbabili si potrebbe creare un reale parallelo tra Campbell e Aragorn, o tra le qualità dell’uno e le caratteristiche dell’altro. Solo una vertiginosa e illegittima inversione di vettore della verità documentaria potrebbe far dire a qualcuno che la lettera appena citata racconta l’origine del personaggio di Aragorn, stimolato dall’incontro in un pub con un affascinante poeta-guerriero. Piuttosto è vero il contrario: Tolkien, per aiutare Christopher a visualizzare l’incontro, evoca una scena del romanzo in progress, in cui il personaggio che diventerà Aragorn esiste già. Eppure.

Eppure c’è una specie di montatura del caso, con almeno quattro testate italiane on line che sembrano unanimi nel dire che Roy Campbell ha ispirato il personaggio di Aragorn. All’origine di tutto c’è probabilmente una frase un po’ ambigua contenuta nella biografia di Campbell scritta da Joseph Pearce, già studioso di Tolkien, direttore del Center for Faith and Culture di Nashville e più volte imprigionato per i suoi scritti razzisti e neo-nazisti. Ma è nel passaparola digitale che le notizie prendono un rilievo molto più ambiguo. Vediamo alcune fonti:

14 novembre 2011, Stephen Musty, The Imaginative Conservative; Testo: “Tolkien based his character Aragorn partly on Campbell”.

6 ottobre 2013, Lucas Sanmiguel Cuevas, Candeales y Rubiones; Titolo: “Aragorn. Roy Campbell”; Testo: “Parece ser que Tolkien no lo dudó más. Había encontrado, en carne y hueso, a ese Strider (‘Trancos’) del Prancing Pony (el ‘Poney Pisador’), futuro Aragorn de El Señor de los anillos que en esos momentos todavía no había acabado de perfilar en su imaginación”.

3 ottobre 2014, Amerino Griffini, Il Barbadillo; Titolo: “Roy Campbell il poeta-soldato che ispirò a Tolkien il personaggio di Aragorn”; testo: “Tolkien ne fu conquistato e lo scrisse al figlio Christopher, tracciando un ritratto di questo soldato-poeta che pare sia all’origine del personaggio di Aragorn nel Signore degli Anelli“.

3 dicembre 2016, Niccolò Nobile, Il Barbadillo; Titolo: “Roy Campbell, poeta dimenticato che amò la Spagna e ispirò Tolkien”; Testo: “Per quanto riguarda la sua amicizia con Tolkien, uno degli aneddoti più intriganti in merito alla fama di Campbell, vorrebbe che l’autore del Signore degli Anelli si sia in parte ispirato allo stesso Campbell per il personaggio di Aragorn, impersonato da Viggo Morteson nella versione cinematografica dell’opera. Tolkien incontrò Campbell per la prima volta in un pub di Oxford nel 1944, come un misterioso sconosciuto che stava ascoltando con interesse la conversazione di C.S. Lewis, fissandolo intenzionalmente da sotto un cappello a larghe tese. Campbell avrebbe ricordato al professore di Oxford la figura di Aragorn, il misterioso sconosciuto che origlia la conversazione degli Hobbit al Puledro impennato. Dal momento che Tolkien all’epoca si trovava nel pieno della stesura di The Lord of the Rings, e che era rimasto vivamente impressionato dalla vita avventurosa che Campbell aveva condotto in Spagna, non è impossibile che la figura del poeta sudafricano abbia contribuito a delineare il personaggio di Aragorn nell’immaginazione di Tolkien”.

3 giugno 2019, Davide Brullo, Pangea; Titolo: “La fine è tutto fuorché la fine: su Roy Campbell, il poeta che salvò Giovanni della Croce dal rogo e che Tolkien trasfigurò in Aragorn”; Testo: “Poi [nella lettera del 6 ottobre 1944] Tolkien relaziona il figlio in merito alla scrittura del Signore degli Anelli. L’incontro con quel poeta combattente, tra le fiamme della fede, avvenuto qualche giorno prima, lo ha folgorato. Sarà lui l’icona, l’idea primordiale, intorno a cui tessere il personaggio di Aragorn, ‘Granpasso’, l’erede che elude la regalità, il re ridotto a vagabondo”.

29 marzo 2020, Luca Fumagalli, Radio Spada; Titolo: “Il poeta che ispirò Tolkien: la vita avventurosa di Roy Campbell tra cattolicesimo e fascismo”; Testo: “Con Eliot nacque una duratura amicizia, e a Oxford Campbell ebbe modo di incontrare di persona Lewis, Tolkien e il resto dei membri degli Inklings, il loro gruppo letterario (un aneddoto intrigante vorrebbe che l’autore del Signore degli Anelli si sia in parte ispirato allo stesso Roy per il personaggio di Aragorn)”.

23 ottobre 2020, Francesco Subiaco, L’intellettuale dissidente; Titolo: “Roy Campbell. L’Aragorn del Sudafrica”; Testo: “Per Tolkien era un eroe senza tempo, una figura unica, di moderno crociato, di cavaliere errante che funse da prototipo per Aragorn del Signore degli Anelli“.

L’ordine cronologico può essere utile per ricostruire l’albero genetico della bufala e per mostrare come la tradizione del copia-incolla tematico non sia troppo interessata alle fonti primarie, ma nel tono degli interventi italiani (non) stupisce una generale aria di famiglia: 1) testate di destra con posizioni e/o autori di estrema destra; 2) Campbell vittima dell’ostracismo degli intellettuali di sinistra in quanto fascista; 3) Tolkien usato per sdoganare il personaggio in ombra. Non ci sarebbe molto da aggiungere, ma qualcosa va osservato perché ci parla a chiare lettere della grammatica profonda del falso ideologico.

Brullo scrive: “Tolkien relaziona il figlio in merito alla scrittura del Signore degli Anelli. L’incontro con quel poeta combattente, tra le fiamme della fede, avvenuto qualche giorno prima, lo ha folgorato. Sarà lui l’icona, l’idea primordiale, intorno a cui tessere il personaggio di Aragorn, ‘Granpasso’, l’erede che elude la regalità, il re ridotto a vagabondo”. C’è almeno un problema: nella lettera in questione, checché se ne dica, non c’è nessuna menzione al romanzo in progress. Nei giorni successivi (lettere del 12 e 16 ottobre) Tolkien parlerà sì al figlio del romanzo, ma solo per dire che sta riordinando la cronologia degli eventi dopo essersi accorto di un’incongruenza. Fine. Eppure a leggere Brullo si direbbe che Tolkien ha addirittura raccontato al figlio come Campbell è stato “l’idea primordiale” di Grampasso (con la M…). A leggere Brullo si direbbe che Brullo non ha letto la lettera in questione ma solo qualche testo che ne parla, perché se l’avesse letta davvero con un minimo di attenzione, e in tutta onestà, non potrebbe scrivere quello che ha scritto. A leggere Brullo si direbbe che Tolkien, “folgorato”, ha deciso di usare un poeta fascista, molto ambiguo, incontrato appena due volte, come archetipo di uno dei personaggi più importanti del suo romanzo.

Conosciamo da decenni il tentativo delle destre (e delle sinistre) di tirare la giacca a Tolkien per portare acqua al proprio mulino. Conosciamo l’escamotage del raccontare/riscoprire autori fascisti per attaccare un (reale o presunto) establishment culturale di sinistra. Conosciamo il pressapochismo giornalistico che non rinuncia a forzare e alterare le fonti pur di puntellare una tesi campata in aria. Ma usare Tolkien per riabilitare una “vittima culturale” in base a un principio di magia simpatica è solo il cialtronismo di una banda di disarmati.

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