Tiranidi, antropocene, estinzione, inevitabilità

“Hornet Hive-dark
Severed wings in vainless beating
Buzz out from inferno of fangs
To disarms the stars within us
We should have been
So much more by now
Too dead inside
To even know the guilt”
(In Flames, The hive)


Il transumano nella sua hybris ha attirato l’attenzione dell’apex predator definitivo, un’intelligenza aliena
antica e insondabile che a distanza di diecimila anni dall’attivazione dello xenoarcheotec Pharos è
penetrata nel nostro metaecosistema siderale. Il Pharos utilizzato e sfruttato dal Primarch per i propri fini
era un frutto di una scienza e di una tecnologia ignota, solo parzialmente compresa nel suo
funzionamento, nel suo scopo primigenio e nelle conseguenze del suo utilizzo; tipico esempio della
tracotanza umana (transumana in questo caso) che privilegia il beneficio momentaneo senza preoccuparsi
delle conseguenze a medio e breve termine.
I tiranidi sono un elemento naturale o una qualche produzione biotecnologica di una ignota intelligenza
aliena? Nel primo caso rappresentano perfettamente la reazione del sistema natura alle azioni delle specie
senzienti nei confronti di ciò che considerano loro ma che loro non è, ossia l’ecosistema/natura. Nel
secondo caso rappresenterebbero un metaforico contrappasso per la spinta colonizzatrice e modificatrice
umana, comune a tutte le specie senzienti dell’universo 40k. Il colono conquistatore, invasore,
modificatore, eradicatore è a suo volta invaso, eradicato e assorbito metaforicamente e fisicamente in una
non-cultura esterna e aliena sotto ogni punto di vista e superiore dal punto di vista tecnologico. La
tecnologia in questione è quella del mondo naturale, il bios portato al suo estremo dalla selezione naturale
(o forse artificiale nella sua origine?), l’apice evolutivo di un pool genotipico con una plasticità fenotipica
senza limiti, con inoltre la possibilità di agire consciamente e finalisticamente sul proprio corredo
genomico, integrandone e sfruttandone altro da ciò che non è sé/la propria/la stessa specie. Il concetto
stesso di specie secondo gli standard biologici non è verosimilmente applicabile ai tiranidi; il loro
continuo assorbire altre specie aliene a loro, ma anche diverse ecotipi siderali a loro affini, li rende una
metaspecie nata dalla fusione, dalla contaminazione e dell’ibridazione tramite l’interazione predatoria con
altre specie, oltre che dalle pressioni ambientali a cui è sottoposta da eoni.
Il technos umano, transumano, postumano o altro-da-umano ma autoctono galattico non ha alcuna
possibilità di prevalere nel lungo termine nei confronti della specie esotica invasiva, il cui fondamentale
metatratto evolutivo adattativo è quello di adattarsi a qualunque modificazione ambientale in senso lato
indirizzando consciamente la propria evoluzione. Un unicum che non trova riscontro nella realtà extra
narrativa, l’evolutionary arms race è a favore del predatore e non della preda. Un predatore oltretutto
esotico verso cui gli ecosistemi della galassia non han mai potuto sviluppare difese adeguate, sempre che
fosse possibile farlo.


Nella galassia 40k troviamo un secondo apex predator diametralmente opposto: i demoni, i demoni
minaccia interna generata dalle intelligenze autoctone del nostro angolo di universo, le cui emozioni
divengono tangibili nell’Immaterium e si manifestano nel Materium. Le analogie coi tiranidi sono
evidenti, in quanto come gli alieni anche i demoni si basano sulle strategia della contaminazione, del
mutamento e dell’invasione. Questi sono fondamentalmente gli unici punti in comune, in quanto questi
esseri antichi mutano in base ai capricci della loro dimensioni e delle emozioni degli esseri senzienti, ma
non evolvono e non si adattano. Sono riflesso, manifestazione e nemesi di ciò che esiste nel Materium,
senza il quale non potrebbe esistere e ne dipendono in maniera pressochè totale per sostentamento e per
poter accedere alla realtà fisica. Vorrebbero invadere e controllare il Materium, che li ha generati: essi
sono la manifestazione fisica dei difetti esistenti nei senzienti della galassia e evidenziano come queste
specie abbiano intrapreso la strada che le porterà ad essere sostituite e assorbite da qualcosa di diverso e
non reale, un incubo distopico peggiore di quelle generato dall’Imperium stesso. Sono l’evidenza di come
il seme stesso dell’autodistruzione umana (ma non solo) sia impiantato nelle specie senzienti stesse, che
per avidità, sete di potere o ingenuità hanno dato l’avvio alla loro stessa autodistruzione tramite l’accordo
coi demoni o lo sfruttamento di tecnologie warp instabili e solo marginalmente comprese. Di nuovo, autodistruzione basata sul beneficio a breve e medio piuttosto che sulla sopravvivenza a lungo termine.
Se le intelligenze galattiche si estinguessero, l’Immaterium tornerebbe ad essere placido e probabilmente
limitato nel suo non spazio, privato della maggior parte di teste di ponte che attualmente i demoni
utilizzano per penetrare nel Materium.
I tiranidi divengono quindi l’apex predator alloctono nemesi dell’apex predator autoctono; le entità
demoniache non offrono nutrimento alle Hive Fleet in quanto l’immateriale non-biomassa dei demoni non
è assimilabile dall’invasore esterno. Nonostante questo, i tiranidi hanno scientemente evoluto costrutti
bioogici specifici per l’eliminazione delle piaghe del Chaos; la loro stessa presenza sovrappone al Warp
rumor bianco che rende l’Immaterium e le sue manifestazioni nel reale instabile e non sfruttabile. Questo
lascia intuire come forse anche in altre galassie precedentemente divorate dai tiranidi le manifestazioni
warp fossero analoghe alle nostre; l’extragalattica ha quindi probabilmente sviluppato questi adattamenti
in maniera specifica per sopravvivere ed eliminare l’apex predator rivale (verosimilmente universale e
non galattico) prima che questo gli sottraesse la preziosa biomassa necessaria alla sua sopravvivenza. I
demoni e il chaos sono la minaccia interna alla galassia stessa, generata dagli stessi autoctoni senzienti
della galassia, che da questo punto di vista contengono il seme stesso dalla loro stessa autodistruzione,
rendendole evolutivamente non adattate all’ambiente con cui interagiscono e che modificano. Se il Chaos
dilagasse a seguito delle azioni dei senzienti la galassia diverrebbe un luogo contemporaneamente amorfo,
omnimorfo e polimorfo; ideale per gli abitanti dell’Immaterium, ma non per gli indigeni del Materium.
Considerato questo i tiranidi possono essere visti come i naturali anticorpi dell’universo.
La biologia dei tiranidi permette di combattere contro il chaos senza subirne le influenze, ma allo stesso
tempo preda (seppur in modo differente) le stesse risorse del chaos. Tiranidi e Demoni sono apex predator
in competizioni per la stessa risorsa: la vita biologica e la biomassa nel primo caso, la manifestazione
psichica della vita intelligente nel secondo, inseparabili nel caso delle specie senzienti. La cura radicale
per il dilagare nella galassia del chaos è l’eliminazione della vita senziente, la sua estinzione quanto meno
nelle sue attuali manifestazioni.
Spesso le peggiori invasioni caotiche sono generate o agevolate dalla volontà di dominio, di potere, di
potenza che un senziente cerca di ottenere tramite la manipolazione del warp e/o patti con demoni. I
tiranidi per la loro stessa natura non hanno sufficiente individualità per sviluppare istinti e desideri di
questo tipo, essendo totalmente focalizzati sul loro imperativo biologico di assorbimento di biomassa e di
genoma/risorsa. Si potrebbe considera la specie (o forse metaspecie?) tiranide come il gene egoista
supremo, il replicatore che domina qualunque ambiente in cui viene a trovarsi e sconfigge, assimila e
contamina tutti i replicatori genetici rivali o preda. Analogamente i demoni, per la loro natura di
immaterialità e legati e condizionati dalle idee, dalle sensazioni e dalle emozioni dei senzienti potrebbero
essere visti come i memi egoisti supremi che si moltiplicano a discapito degli stessi esseri che li hanno
generati e assumono non-vita autonoma, almeno a livello dell’Immaterium.
L’eliminazione totale della vita nelle sue attuali manifestazioni dalla galassia e il suo confluire in un
nuovo organismo gestalt, un superorganismo supremo e definitivo, determinerebbe l’eliminazione delle
risorse di cui il warp si nutre; portando quindi una situazione più stabile nell’universo che si trova sotto la
costante minaccia del suo riflesso immateriale.
Le due grandi nemesi alla vita nella galassia sono diametralmente opposte, ma laddove i demoni
rappresentano quanto di più bieco si possa (letteralmente) immaginare, i tiranidi rappresentano la reazione
naturale ad un disturbo ambientale, nonché la soluzione all’inglobamento della realtà nell’irrealtà; questo
prescinde dal fatto che una qualche forma di vita endemica galattica possa sopravvivere o rievolversi
dopo il loro bio-diluvio, adattandosi al nuovo ambiente. I tiranidi sono la risposta radicale al disfacimento
del Materium ad opera dell’Immaterium (opera mediata dalle menti senzienti).
I geni sono l’unica parte di un essere vivente immortale o quanto meno incredibilmente longeva;
assimilati dalla Mente Alveare questi non cesserebbero di esistere, ma continuerebbero a farlo in un
nuovo veicolo, né più né meno di quanto facciamo attualmente in ogni essere vivente. Sotto questo punto
di vista, i tiranidi non sono estinzione, sono prosecuzione sotto nuova forma e mediante nuovi veicoli.
Nella biosfera terrestre non narrativa è quello che avviene da quando esistono la vita e la biosfera sulla
Terra: mutamento, adattamento, conflitto, contaminazione, ibridazione, estinzione, speciazione. I tiranidi
risultano quindi quanto di più utile e naturale nella normale economia biologica ed ecologica
dell’universo considerato come un unicum costituito dai metaecosistemi delle singole galassie.
L’essere senziente è causa della distruzione dell’ambiente e del disfacimento della realtà stessa;
l’estinzione di questa manifestazione del bios è l’unica soluzione perseguibile. I tiranidi sono quindi al
contempo la suprema forma di vita e l’equazione dell’antivita per le specie senzienti, finalizzata

all’eradicazione definitiva dell’Immaterium dal Materium. Le specie endemiche della galassia non
possono in alcun modo sviluppare una soluzione o divenire una soluzione per l’erosione della realtà, in
quanto parte basilare del problema stesso che le pervade in modo sistemico. Lo sfruttare tecnologie warp
o antiwarp non possono essere soluzione perché le prime sono parte integrante del problema e le seconde
fallaci, illusorie o destinate a fallire (vd caduta del cancello cadiano). Esattamente come succede nella
nostra antropocenica realtà quando ci illudiamo che il capitalismo, i suoi messi e le sue teorie possano in
qualche modo risolvere problemi creati e alimentati dal capitalismo stesso. Il consumo di risorse che porta
al collasso che porta al collasso climatico e il consumo della risorsa uomo che porta alla disuguaglianza
sociale a loro volta alimentano qualche altro tentacolo del capitalismo, l’unica entità a trarre sempre e
comunque guadagno da qualunque cosa. La soluzione ai probemi causati dal warp non possono trovarsi
nel warp stesso, analogamente ai problemi dell’antropocene e dello chthulucene prossimo venturo non
possono essere trovati all’interno dello stesso sistema che li ha creati. La risposta deve essere trovata
extrasistema con nuove teorie, nuovi metodi, nuovi pensieri; non vi è stata la volontà di percorrere nuove
vie prima del collasso, trovarli durante il collasso è utopico/inutile, ma è necessario esseri pronti per il
post-collasso (a patto che la nostra specie sia ancora presente nel post-collasso).
I tiranidi rappresentano la risposta sistemica dell’organismo universo alle azioni di un gruppo di specie
autodistruttive e distruttrici per l’universo stesso. La divoratrice siderale non rappresenta il collasso ma la
soluzione al collasso stesso, la preparazione per un dopo in una nuova realtà epurata; sono il diluvio
biblico che ripulisce la lordura generata dalle azioni illogiche di una specie ormai inadatta e in
stagnazione evolutiva. I tiranidi sono l’esoestinzione che apre le porte a una nuova biogenesi, a una nuova
speciazione e a una nuova evoluzione e selezione, si spera meno impattante sul sistema in cui esiste.

Fulvio Giachino

Illustrazione: Francois Dujardin

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