L’invenzione dei corpi

La vicenda è divisa in quattro parti, Ducrozet le chiama Movimenti.

Il primo è ambientato in Messico, a Iguala. Alvaro Beltràn, giovane professore di informatica riesce a scampare miracolosamente a uno dei più atroci e feroci massacri perpetrati dalla polizia collusa coi narcos, a danno di un gruppo di studenti di Ayotzinapa, dello stato di Guerrero, a sud di Città del Messico.

Alvaro si finge morto per salvarsi, si nasconde sotto un camion e poi fugge, ancora ammanettato e sanguinante. Vive per giorni come un barbone dormendo ai lati delle strade, finchè trova aiuto e rifugio presso una giovane donna che frequentava mesi prima. Una volta rimessosi in forze attraversa clandestinamente il confine e si reca a Los Angeles. Alvaro, come una bestia ferita, rimane paralizzato nel suo dolore. Il suo corpo guarisce, gli rimangono i segni delle percosse sulla pelle, ma dentro di lui tutto si è spento. Spostatosi a San Francisco, cerca di incontrare Parker Hayes un milionario fra le personalità più in vista della Silicon Valley. Cade però nella trappola magistralmente costruita da questo magnate del web ossessionato dalla ricerca dell’immortalità fino a che si ritrova a essere cavia di una serie di esperimenti transumanisti.

Nel secondo movimento, probabilmente il migliore del romanzo, vengono presentati una serie di personaggi assolutamente geniali, gli hacker più potenti al mondo, tra cui il fondatore di Anonymous. Qui, quasi in forma saggistica vengono trattati gli argomenti più disparati, dai linguaggi di programmazione, agli studi sulle staminali, passando per esperimenti di criogenesi e studi sulle connessioni neuronali nell’uomo, per arrivare alla costruzione di mondi utopici e al sogno più assurdo e prometeico, quello dell’immortalità del corpo.

I nomi più in vista dei social network, gli uomini più ricchi al mondo e lo stesso Elon Musk vengono tirati in ballo in questa spirale di abnormità e ricerca, in questo delirio di trasformazione, che ha cieca fiducia nella robotica e nel digitale e che si spinge ai limiti estremi della sperimentazione

Parker Hayes non sa cosa sia il desiderio. Lui conosce la volontà.

E poiché non conosce il desiderio, non ha nozione di cosa sia la morte. Il nero infinito è solo una paura per lui, un’angoscia sorda, senza il minimo legame col mondo vivente. Non solo la morte non ha ragione di esistere, ma non esiste. È del tutto staccata dalla realtà, è al di fuori di ogni cosa. Se Parker avesse mai avuto cognizione del desiderio, avrebbe imparato che la perdita fa parte della sua natura e che non esiste niente che non possa scomparire. Se si fosse concesso ai propri sensi, avrebbe visto il nero infinito che si nasconde in qualunque colore. Ma non ha voluto. Ha scelto l’azione, come se questa fosse l’antitesi del dubbio e del nulla. Si è convinto di non avere paura. E ha finito per credere che nulla potesse accadergli.

Nel romanzo i personaggi principali metteranno alla prova il proprio corpo, lo spingeranno oltre, lo ridefiniranno. Il transumanesimo propone come possibile e desiderabile lo stravolgimento della condizione umana attraverso l’uso della ragione e con l’aiuto della tecnologia. Lo scopo è quello di abolire l’invecchiamento e aumentare le capacità intellettuali, fisiche e psicologiche della razza umana. Parker Hayes, desidera l’avvento di un uomo nuovo ed è pronto a qualsiasi esperimento pur di realizzarlo.

Assolda, fra i tanti, una brillante biologa francese Adèle Cara che avrà un ruolo determinante nella fuga di Alvaro poco prima di un intervento chirurgico invasivo che lo avrebbe sicuramente ucciso.

Grazie a Adèle, Alvaro si riapproprierà a poco a poco del proprio corpo attraverso un lento “disgelo” e un ritorno alla vita e al sentire.

Il nostro corpo ci appesantisce, vorremmo cancellarlo, comandarlo, lisciarlo, ci ingombra, se si potesse scopare sullo schermo ne saremmo ben contenti.

La morte ha sgombrato il campo da un secolo, non è più la benvenuta, non vogliamo più vederla

Non vogliamo più soffrire, moriamo lontano dagli sguardi. Non abbiamo ormai nient’altro che un corpo, vogliamo curaro. Abbiamo a lungo pensato di far parte di un tutto, di non essere soli, di formare un unicum col cosmo e col divino, ma dal momento in cui Dio è morto per lasciare il posto al regno dell’individuo, il legame si è spezzato, e il nostro mondo finisce dove finiscono i nostri pied. Allora ci prenderemo la massima cura di questo mucchietto di materia che ci appartiene, posso assicurarvelo. Adèle vorrebbe scrivere la storia del mondo attraverso i corpi. Forse è solo per questo che ha viaggiato, lo capisce soltantoadesso. Sa che i volti, i gesti, le braccia, il modo di muoversi, di godere, di gridare, di parlare dicono tutto degli esseri umani.

Basterebbe tendere l’occhio per capire ogni cosa.

Vorrebbe sapere che faccia ha, questo ventunesimo secolo. Vorrebbe sapere com’è fatto. Per questo osserva i corpi. Guarda da lontano e da molto vicino, un po’ e un po’, cellule, batteri, flussi, riflussi, poi si allontana e vede se l’insieme regge, o tentenna, vede come si muove nell’aria. E allora forse quel corpo isolato le mostrerà la forma globale delle cose. Bisogna vedere.

Adèle e Alvaro sono due fuggiaschi, due prede braccate che riescono a crearsi una nuova identità. Attraverso un lunghissimo viaggio tipico dei romanzi on the road risaliranno dal Sud degli Stati Uniti fino al Canada in una duplice ricerca, quella del gruppo di hacker che nel frattempo ha cambiato sede e quello di una sorta di rito di purificazione di corpo e mente attraverso una ricerca del contatto puro con la natura e le sue energie salvifiche e apotropaiche.

Questo romanzo poliedrico e assolutamente disturbante è denso di riferimenti etici e antropologici legati alla presenza sempre più infestante della tecnologia nelle nostre vite.

La prosa è iperbolica e a tratti asfissiante.

Il secondo movimento, come già detto, spicca su tutti, perfetto nel ritmo e sconvolgente per l’apparente assurdità dei contenuti.

Prometeico fino all’esasperazione, catartico nel finale, questo romanzo ci consegna con fiducia l’idea che solo il ritorno al selvaggio ci può assicurare la vera libertà, di contro all’alienazione e assuefazione del virtuale.

Francesca Maccani

L’invezione dei corpi, Pierre Ducrozet. Fazi editore

L' invenzione dei corpi - Pierre Ducrozet - Libro - Fazi - Le strade | IBS

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...