Inner Future

Le idee dei manoscritti invecchiano?

Sono come le cellule di un organismo che cresce e si forma grazie alle loro architetture feconde e che poi deperisce e muore quando queste idee si sfaldano e cadono? Ma possono morire le idee?

O vanno in quiescenza in attesa che l’ambiente si strasformi e divenga confacente al loro sviluppo?

O sono piuttosto cianobatteri cognitivi che minacciano terraformazioni impensabili?

I manoscritti come animali bio-costruttori in letargo. Animali dimenticati che non si sveglieranno mai? Animali di un futuro che non ci appartiene?

Il nuovo romanzo di fantascienza di Simon Sellars sui fantasmi digitali è un manoscritto quiescente che però infesta le caselle di posta digitali di alcune case editrici e di alcuni agenti letterari. Oltre ai miei scenari ipotetici.

L’autore lo definisce una cupa odissea di fantascienza New Weird.

Scorrendo le foto pubblicate sul suo profilo che hanno scandito la stesura finale del manoscritto – aurore crepuscolari sul corpo-orizzonte del tempo esploso in innercity in accelerazione, fuochi fatui elettronici di un computerwelt infestato da umani o forse da testi che si credono umani, una segnaletica geroglifica senza mete, piloti terrestri di cieli vuoti “In Search of Hades”, concatenazioni sospese “Tuning into the Quasars of Sector Nine-X”, sguardi innaturali e allucinazioni perverse alla ricerca di una via d’uscita o di segni di vita – me lo immagino, il manoscritto di Sellars, come una mappa di coordinate abissali che disfano la superficie del presente.

Le coordinate sono ancora la templexity e l’anti-praxis individuate da Enrico Monacelli nel precedente Ballardismo Applicato? O sono mutate in un anti-tempo di fantasmi-basilischi e in una com-praxis di comunità eteree in attesa di evocazioni?

Sellars scrive che nessun agente vuole il suo romanzo. Che le piccole case editrici non accettano manoscritti, a causa della pandemia. Sellars ammette di valutare l’auto-pubblicazione. “L’idea del manoscritto ha già tre anni e ogni giorno i progressi tecno-ipercapitalisti condannano il suo presupposto centrale alla ridondanza”. Sellars vuole far nascere il suo manoscritto.

Io vorrei evocarlo qui, ora, in Italia, nella nostra lingua, prima che in ogni altro altrove, per confondere zombie e algoritmi delle apocalissi cognitive autoavveranti. Per sorprendere i lettori e consegnare, a chi ci crede e ne sente il bisogno, l’unico genere di testo necessario: lo strumento strano per estrarre esegesi operative specie-biografiche dall’innerspace.

Per i nostri editori sarebbe un colpaccio.

Crash!

Inner Future is here.

Francesco Mattioni

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