Nina dei Lupi – Recensione

Nina dei Lupi è un romanzo dello scrittore Alessandro Bertante, uscito nel 2011 per Marsilio (e poi ripubblicato nel 2019 per Nottetempo) primo scritto della Trilogia del Mondo Nuovo arrivata per il momento al secondo capitolo con Pietra Nera, uscito per Nottetempo nel 2019.

Il sistema mondo crolla, un evento non meglio determinato chiamato da chi sopravvive La Sciagura decima l’umanità e la degrada ad uno stadio brutale. L’evento potrebbe essere una guerra batteriologica sfuggita di mano, o una tempesta solare senza fine, o magari qualche nuova arma, ma comunque la società civile va in pezzi, si accartoccia e si ripiega su se stessa ed inizia ad usare la violenza come sola unità di misura. Tabula rasa dei saperi, si ritorna ai bisogni primari, cibo in primis. Bande di predoni girano come avvoltoi. Ma alcune comunità isolate si salvano, e fra queste la comunità del borgo montano di Piedimulo, collegato alla civiltà attraverso una galleria fatta saltare dagli stessi abitanti per tenere fuori il pericolo, i futuri invasori. Quando succede, quando la decisione viene presa la piccola Nina si trova là, mandata dai suoi stessi genitori a stare con i nonni quando le cose iniziavano a mettersi male in città. Piedimulo sopravvive perché le persone che lo abitano sanno ancora fare delle cose, sanno coltivare il cibo, sanno allevare i pochi animali rimasti, sanno fare legna e sopravvivere agli inverni rigidi con il fuoco acceso nelle loro case. L’elettricità e il gas sono andati da tempo. Mantengono un rapporto di coesistenza con l’ambiente che li circonda.


Sanno che l’isolamento non durerà per sempre, qualcuno prima o poi verrà a spezzare la loro
routine, la fortuna che ha fatto si che nessuno si avventurasse fino a loro per portargli via ciò che
riesce a farli vivere e renderli ancora umani. E così una notte la montagna trema di nuovo, la
galleria viene fatta saltare e il paese cade sotto la violenza di una banda di senza dio. Nina riesce a fuggire e a trovare rifugio da Alessio, uomo solitario che vive in una piccola casa nel bosco, nella parte alta della Montagna Scura che sovrasta e cinge il paese. Due lupi, trovati morenti quando ancora cuccioli, sono i suoi compagni e Alessio vive in pieno auto-sostentamento, con le sue forze e con quello che il bosco e la montagna possono offrirgli.
Nina inizia una nuova vita, che la porterà ad un nuovo stato di coscienza, ad una dolorosa rinascita ma anche ad una nuova consapevolezza e forza, che troveranno il loro culmine nella parte finale del libro, dove venti epici soffieranno nella valle per mettere un punto a ciò che sta accadendo.
Il romanzo, che parte da una chiara impronta distopica, durante la lettura si apre, si espande, e
include al suo interno un viaggio epico di una giovane eroina, circondata da uomini e bestie, ombre e arcaiche figure di un folklore animista di origini pagane e contadine, e da una natura (che chiamiamo così per convenzione) che è personaggio fondamentale dell’opera, attraverso un’agentività che diventa sempre più chiara e forte con lo scorrere della storia. E poi c’è la forza e la speranza date dal narrare, la necessità di raccogliere storie per poterle poi raccontare ancora, a chi verrà dopo, e allo stesso tempo per poter immaginare quel dopo.
In lavorazione il film tratto dal romanzo

Corrado Verdolini

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