Su La casa futura del dio vivente

Premetto che ho letto questo romanzo dopo un lungo periodo di volontaria astinenza dalla narrativa in quanto purtroppo ho recentemente perduto il gusto di leggere fiction e soprattuto di leggere romanzi. Gli unici romanzi (escludendo quelli degli amici) che ho terminato di recente sono: Lincoln nel Bardo e Canto della pianura – e mi sono anche piaciuti molto. Ho abbandonato sia il Kraken che Jerusalem (vergogna su di me!). Questo per dire che sì, forse ho un problema con la forma romanzo, forse mi sono costruita aspettative facili da disattendere, forse semplicemente è un periodo in cui è meglio che io non ne legga.

Comunque, spinta dalla curiosità per l’autrice che – mea culpa – non conoscevo, ho preso questo romanzo, l’ho letto anche velocemente e l’ho finito.Però io non lo consiglierei a me stessa: ho proseguito nella lettura solo perché volevo capire meglio che tipo di storia fosse, cosa volesse significare, perché fosse stato scritto.

Quando l’ho finito sono rimasta perplessa, ho pensato che forse mi era sfuggito qualcosa e ho cercato di analizzare meglio l’opera. La trama non ve la racconto, la trovate scritta ovunque, ma la struttura è qualcosa di questo tipo: mondo in cui accadono cose strane (all’inizio non si sa quale sia l’anomalia), protagonista in fuga perché braccata in quanto donna incinta (l’anomalia sembra avere a che fare con le nascite: scopriremo <spoiler> che nascituri e gestanti spesso non sopravvivono alla nascita perché alcuni nascituri non sono “umani”), mondo in cui “il sistema” cerca di mantenere la normalità (servizi, cibo, medicine, lavoro, negozi) a dispetto del montare dell’anomalia, un minimo di azione (vita nascosta, cattura, fuga, speranza,<spoiler> ri-cattura). Da questo punto di vista, niente di nuovo: un genere – la distopia – che non ho amato nemmeno quando resa folgorante, immaginifica, violenta o brillante e che era considerato esaurito già negli anni ’90.

Rispetto ad un milione di romanzi di sci-fi già scritti, ci sono alcune particolarità:

1)la ragazza è una nativa americana cattolica e quindi abbiamo un brevissimo scorcio di una comunità nativa cattolica in USA;

2)l’anomalia si rivela essere una forma di evoluzione accelerata per cui si vedono comparire piante o animali “nuovi” – forse in realtà istanze evolutive precedenti nella linea temporale. Ma entrambi questi temi sono sullo sfondo: il primo è un contesto naturale per l’autrice e forse ha incuriosito solo me, il secondo – finalmente qualcosa di narrativamente interessante – resta poco più che un’allusione evocativa, un espediente per mostrare qualcosa di esotico e rendere visibile l’anomalia, considerando che la forma a diario non permetta in effetti grandi possibilità da questo punto di vista;

3)la protagonista – e non potrebbe essere altrimenti – è una giovane ragazza e il suo punto di vista è estremamente intriso di biologica femminilità.

Questo forse è l’unico punto originale di questo romanzo: attenzione non perché la protagonista sia una donna, ma perché – forse per la prima volta in una pletora di noiose narrazioni fotocopia – questa scelta non avviene per una pretestuosa par condicio – o in vista di un lancio hollywoodiano con giovane e attraente attrice – ma perché intrinsecamente funzionale alla storia – che infatti è intessuta di sensazioni fisiche e biologiche. La protagonista si pone da subito, prima ancora che come donna, prima ancora che come essere umano, come Madre. E forse il senso di tutto è proprio nel suo ruolo: la ragazza invero si chiama Mary e il padre del bambino, nella notte del concepimento, si è appena tolto le ali da angelo di un costume… Come dobbiamo interpretare la fuga della famiglia per far nascere il bambino…? Alla fine la sensazione che resta è che tutto il circo – diramazione accelerata dell’evoluzione su linee antiche, governo (mondiale?) che cerca di gestire la riproduzione umana, prigionia, fughe, tradimenti – sia solo un pretesto per raccontarci una nuova “natività”, dal punto di vista ingenuo e dolce di una Maria americana e nativa, cattolica e liberal, salvatrice e assassina. Ecco, alla fine, se lo avessi saputo non lo avrei letto – semplice gusto personale.

Denise Bresci

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