OF OUR ELABORATE PLANS, THE END.

IL FUMETTO ANTROPOCENICO DI ZEP

Nella regione del Transvaal, un’anomala moria di antilopi kundu dà origine a un’indagine che svela un mistero: le foglie di acacia contenute nei loro stomaci, loro alimento naturale, presenta un’insolita, letale quantità di tannino. Anni dopo, gli abitanti di un paesino sui Pirenei spagnoli vengono trovati morti senza segni di violenza. Collega i due casi la teoria considerata, nel migliore dei casi, ridicola dalla comunità scientifica. Una teoria che un professore visionario e appassionato dei Doors porta avanti, con riscontri sempre maggiori, insieme a un team di ricerca di cui entra a far parte un giovane ex attivista dal passato turbolento. Le piante, pare, comunicano fra di loro. Si scambiano notizie e accumulano conoscenza. La vera storia del pianeta Terra conservata in un cloud biologico, sequenze di DNA sovrascrivibili che le piante si affretterebbero a rendere illeggibili. Per quale motivo? Forse, per quanto possa sembrare inconcepibile, non ci ritengono degni, o forse capaci, di capirle.

Una seconda indagine corre in parallelo, gli scienziati infrangono la legge per indagare sulle attività di un’industria farmaceutica che ha impiantato uno stabilimento sul confine della riserva naturale in cui hanno sede le loro ricerche e che potrebbe essere la causa di alcuni fenomeni anomali come la comparsa di strani funghi in grado di produrre sostanze velenose. L’indagine si spinge oltre i limiti del lecito per non scoprire niente. La ricerca, nel frattempo, porta i suoi frutti grazie alla cooperazione internazionale confermando le teorie prima considerate visionarie: un albero colpito da un fulmine non ha fatto in tempo a cancellare le informazioni presenti nel proprio DNA. Informazioni che le piante deliberatamente nascondono agli esseri umani. Notizie. Memoria. Piani per il futuro. Piani che contemplano lo sterminio quasi totale della razza umana.

Ed è a questo punto che gli esseri umani muoiono, miliardi di vittime in poco tempo. Perché il grande disegno era questo. Come le antilopi kundu del Transvaal siamo cresciuti oltre misura, e le piante hanno deciso di regolare drasticamente il nostro numero per la loro salvaguardia. La stima è una persona su un milione risparmiata, per permetterci di ricominciare aggiustando il tiro. Il problema eravamo noi, ma non come ci sarebbe piaciuto pensare. Allo stesso modo, la soluzione non è quella che avremmo voluto. Niente distinzione rassicurante tra buoni e cattivi. Niente torti da correggere per riportare l’equilibrio. Queste categorie appartengono alla nostra specie. La loro ha il proprio modo di innescare il collasso e soprattutto di pensare a un dopo. Un pensiero non umano, o quantomeno non antropocentrico, che sposta il baricentro da noi e ci ricolloca in una posizione periferica. L’essere umano non ha in mano le chiavi di niente, e il futuro non dipende più dalle sue azioni.

Di tematiche importanti è pieno The End, opera di Zep pubblicata da Comicout, un fumetto estremamente centrato che arriva a teorizzare un’idea di post antropocene, e che per questo sarebbe profondamente limitante definire un thriller ecologista.

Stefano Tevini

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